Quanto spendete in un mese in cose superflue?

Donne, ragazze (ma anche maschietti) : quante cose per voi del genere voluttuario (quindi niente spesa alimentare e prodotti per la pulizia) acquistate durante un mese?

Mi sono messa seriamente a risparmiare e tra i vari tagli operati figura anche la voce “spese per farmi sentire bene”. Devo essere sincera, da quando ho adottato il metodo Konmarie (Marie Kondo, Il magico potere del riordino) sono molto migliorata e sono riuscita in maniera molto naturale a togliere alcune spese compulsive tra cui, le più micidiali per me, quelle che chiamo io: fammi sentire bella. Rossetti, fard, primer, creme illuminanti, pennelli e via discorrendo, tutte cose che alla fine usavo per una settimana e poi accantonavo. In verità non compravo trucchi (rigorosamente MAC) ma la speranza e la voglia di sentirmi a posto, bella, in ordine. E l’ironia della cosa è che ora mi sento molto meglio con solo il mascara e un po’ di fard.

Ma sto divagando.

La vera domanda è: ma avete mai pensato a quante cose in un mese comprate per voi stesse? Abiti, trucchi, accessori, un nuovo piatto da frutta (eh ma è per la casa…), spese per il parrucchiere, l’estetista, il massaggio, la palestra. Non sto dicendo che non sono soldi ben spesi, le mie gambe lisce dopo una seduta dall’estetista non hanno prezzo, ma sto dicendo che in aggregato .. sono un sacco di soldi!

E avete mai provato a non spendere niente per voi stesse in un mese?

Così, come sfida. Niente smalto da KIKO, ceretta solo fatta in casa, la piega fai da te e niente shopping, niente ninnoli. Io non ci ho mai provato. Ma ci sto riflettendo.

Ho paura di non farcela, la mia scusa è che, come per le diete, le totali privazioni non funzionano mai e ti portano ad un effetto yo-yo. Ma forse è solo una scusa che mi racconto perché non sono abbastanza coraggiosa.

Qualcuna o qualcuno ha provato una cosa del genere? Come è andata? Consigli per l’implementazione?

Grazie mille a tutti coloro che mi aiuteranno in questo viaggio già sin d’ora!

Il gioco delle coppie.. ops.. delle bocce

Pomeriggi oziosi d’estate, decidiamo di giocare a bocce per ammazzare il tempo. Quattro persone, due squadre: io e mio marito contro un altra coppia di amici.  E la morale di questo pomeriggio non è stata una lezione sul gioco delle bocce in sé, ma cosa mi ha fatto imparare su me stessa e sulla nostra coppia e di come operiamo con dei meccanismi inconsci che neanche ci rendiamo conto di usare.

bocce

Faccio una breve introduzione. Io e la mia amica non avevamo mai giocato a bocce in giardino mentre gli uomini erano due giorni che tiravano boccini a destra e a manca, quando ci siamo unite a loro è chiaro che loro avessero più esperienza a riguardo del campo, delle buche e delle traiettorie. E noi ci siamo quindi approciate al gioco con un atteggiamento da “subalterne”, con loro che davano consigli e facevano da maestri. Bene. O non sempre. Ad esempio nella prima partita mi sono dovuta imporre con mio marito perché voleva tirare sempre lui il boccino e mi ricordo di avergli detto: siamo una squadra per cui non sono d’accordo che tiri sempre tu, senza neanche consultarmi! Insomma, questa l’avevo combattuta e l’avevo vinta, ma per il resto rimaneva il fatto che io, con la fortuna del principiante, stessi piazzando proprio dei bei colpi e mio marito veniva trascinato da me punto dopo punto. Nonostante questo – e di ciò me ne sono accorta solo dopo, per così dire… a bocce ferme – lui continuava a dirmi che strategia secondo lui seguire e ogni volta a volere tirare il boccino. Per il boccino ho lasciato perdere dopo un pò, non mi andava di litigare sul serio per una pallina. E così lui è diventato del tutto  il leader.

Ma quanto sopra non è il punto centrale, lo so che mio marito a volte tende ad allargarsi ed io difendo la mia autonomia e ristabilisco la “parità”. La cosa che mi ha stupito veramente è che mio marito non mi abbia mai chiesto una volta cosa pensavo mentre tiravo, che strategia avevo usato e che traiettoria avevo seguito. Vero, io non avevo condiviso di mia spontanea volontà tali informazioni, ma lui da leader non le aveva neanche mai chieste, con il risultato che la nostra coppia perdeva metà delle informazioni rilevanti a riguardo del gioco. Ma di ciò me ne sono accorta solo dopo la fine del gioco e ci sono anche rimasta male, ho sempre pensato di essere una coppia paritaria, ma in verità esistono dei meccanismi che io do per scontato, che fanno si che lui diventi il capo e il depositario del sapere, anche quando io alla prova dei fatti sono più brava!

Ma è così che gli uomini mi fregano sempre? Ora, mio marito mica voleva fregarmi e a conti fatti magari non avremmo perso se io gli avessi potuto dare qualche suggerimento a mia volta, ma in qualche modo ritenevo che anche se io piazzavo tiri migliori, lui fosse più bravo di me e non avesse bisogno dei miei consigli. Ma questa ipotesi era, ed è, totalmente ingiustificata dai fatti – visto che ho giocato meglio io- ma lui in quanto uomo doveva essere più bravo.

In questa scena ci sono tante cose su cui riflettere, per adesso mi limiterò a dirmi che devo credere di più in me stessa, ma non è facile.

Rimanere in contatto con se stessi

Una cosa è certa: adesso io voglio vivere così.

Ora capisco.. è stato un processo. A poco a poco ho eliminato le cose che nella mia vita non mi facevano stare bene, anche sciocchezze.. come Instagram. Ogni volta che ci entravo un leggero malessere seguito da una noia, un vuoto, il nulla. Account cancellato.

La missione nella mia vita è quella di trovare chi sono veramente e di essergli fedele e per farlo voglio rimanere in contatto profondo con me stessa, vigilando scrupolosamente sulle scelte che faccio. Dalle più piccole e banali – che tutto sommato sottovalutavo nel loro poter distraente, specialmente perché tante piccole cose alla fine, sommate insieme, non sono poche! – alle grandi ed importanti. Solo così posso crescere ed evolvermi nel modo in cui ho bisogno.

 

People watching: un hobby poco costoso

Quanto mi piace sedermi ad un tavolino di un caffè all’aperto e guardare la gente che passa?
Le persone sfilano veloci, i pensieri si accavallano, vivo il momento presente con tranquillità e curiosità.

Ci passerei ore a riflettere su quello che vedo! Mi chiedo: come mai lui o lei al mattino ha deciso di indossare quella determinata mise? Ha scelto con cura l’abbinamento, si è guardato allo specchio e con occhio critico si è approvato prima di uscire di casa oppure di corsa e in ritardo ha messo insieme un outfit alla bell’e meglio?

E mi chiedo: perché indossiamo le cose che indossiamo?
Forse perché ci fanno stare bene nella nostra pelle, riflettono la nostra personalità, il nostro umore, il nostro status sociale. Oppure è semplicemente la prima cosa che ci è arrivata tra le mani, la prima del mucchio.

Mi piace quindi indovinare o intuire tutto quanto sopra, stando comodamente seduta al bar.

Poi mi chiedo: e chissà cosa penserei io se dovessi vedermi passeggiare tra la folla? Il mio occhio critico cosa scoverebbe? Cosa giudicherei? Cosa cercherei di intuire?

Bah, tutto sommato non mi interessa. Il bello è anche questo, sedersi, guardare, anche giudicare ma quando ti alzi dalla sedia lasciarti tutto alle spalle e sapere che sei felice e coerente con cosa indossi oggi. Ma soprattutto con come vivi la tua vita.

people watching

Foto: Dethtothestockphoto

 

Sposto o non sposto Stieg Larsson?

Visita di curiosità al negozio di seconda mano. Sono nella nuova sezione libri e scorro con occhio pigro gli scaffali alla ricerca di qualcosa che catturi il mio interesse.

Il mio cervello percepisce lo stipide di una copertina conosciuta: “La ragazza che giocava con il fuoco” di Stieg Larsson. Ricordo visivo di quando ancora leggevo i libri cartacei. Gran bel libro, trilogia da fiato sospeso in salsa nordica! Ma non è questo il punto.

Nel ripiano soprastante, un po’ più in alto rispetto ai miei occhi, il mio sguardo cade di nuovo su qualcosa di conosciuto: “Uomini che odiano le donne”, sempre di Stieg Larsson e il primo capitolo della trilogia Millenium.

Panico!

I due libri sono in posti diversi!

Inizio leggermente a sudare mentre valuto la logica di chi ha riposto i due libri in due luoghi diversi. Non la trovo! Senza contare che uno dei due è sotto la lettera H. Insomma, faccio finta di guardare i libri, in realtà la mia mente sta decidendo se spostare o meno il primo libro vicino al secondo e ristabilire così la giusta sequenza dell’universo.

Lo so che sono cose da poco e che se anche non lo spostassi non cambierebbe niente, ma .. e se qualcuno ne compra uno e non vede il secondo? Poteva uscire quasi soddisfatto con 2/3 di trilogia per pochi spiccoli invece per mia noncuranza questo potrebbe non accadere!

Non lo so, sarà che è un periodo un po’ stressato e anche una piccola azione che mi permetta di esercitare un infinitesimale potere sull’universo mi fa sentire meglio, sta di fatto che il libro… l’ho spostato!

Ho guardato compiaciuta la mia opera di bene e mi sono accaparrata una copia usatissima della storia di Roma di Indro Montanelli.

Visita dal rigattiere: proficua.
Visita dal dottore: non oggi, ma mi chiedo se questi siano sintomi da stress da non sottovalutare!

Capelli corti, perché tale scelta?

Mi sono posta questa domanda più volte andando dal parrucchiere e mi sono anche chiesta se per ogni donna con i capelli corti che incontro la motivazione sia differente o se, stringi stringi, si possano identificare delle macrocategorie.

Io che senza catalogazione non vivo, ho trovato queste due motivazioni:

  • la comodità: avere i capelli corti è comodo… ma non poi così tanto visto che ogni due mesi devi andare dal parrucchiere a al mattino quando ti svegli non puoi fare un “messy bun” e via. D’altro canto si risparmia tempo a lavare e mettere in piega quelli che alla fine non sono altro che peli, solo un po’ più costosi da mantenere.

  • Il fregarsene: questa categoria contiene due cose. Il fregarsene dell’immagine donna-sensuale-capello lungo (no ma avete presente Sharon Stone?) e quindi di cosa pensano e vedono in te gli uomini e le donne. E il fregarsene dell’opinione altrui e provare a sperimentare … prima di tutto sulla propria pelle, che tanto i capelli ricrescono.

Forse queste, a dire il vero, sono le mie di motivazioni, e mi chiedo se accecata dal mio Io non mi sia persa altre importanti ragioni per la quale una donna decida di dare un taglio alla sua chioma.

Ah si, ci sarebbe anche la categoria: seguire la moda, ma al giorno d’oggi la moda è così libera e ce n’è per tutti i gusti che non me la sono sentita di includerla. Certo, se ti tagli i capelli corti li vuoi possibilmente alla moda ma questo significa, per me, non farseli tagliare dalla vicina di casa con una scodella come linea guida. Credo quindi che la causa del gesto sia da ricercare nei due motivi sopraesposti e non tanto l’essere “alla moda” come gesto fine a se stesso.

Consapevolezza del lunedì

Mattino, non tanto presto, bevo il caffè e sfoglio il giornale, in sottofondo Umberto Tozzi con Ti amo, versione cantata anche con (credo) Anastacia, molto bella!

Improvvisamente una consapevolezza: noi non siamo altro che i nostri ricordi.

Sarà che la musica mi mette sempre in strani stati d’animo, ma ho proprio avuto la sensazione che alla fine dei giochi, alla fine della corsa, alla fine di giornate stralunate, quello che rimane di importante sono i ricordi. Forse sarà banale, ma sapere che tutto quello che facciamo lo facciamo per poi un giorno ripensarci, mi ha come illuminato. Lo sapevo già, ma non lo sentivo così fortemente.

È sempre bello iniziare la mattina e la settimana con una forza e una consepevolezza di questo genere, ti fa andare avanti quasi su una nuvola, reale ma leggera.

Lavorerò ancora di più per vivere e costruire ogni giorno ricordi che valgano la pena essere ricordarti!