Female, mid 30
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Capitolo 9: parità di genere

Jason non ebbe problemi a trovare la fattoria. Oddio, chiamarla fattoria era veramente riduttivo. Si trattava di un contesto di campagna bucolico, ben curato ed anche chic. Si intuiva che la conservazione di quei grandi casolari non era avvenuta per caso, ma c’era il tocco di qualcuno che se ne intendeva. Ed anche parecchio. Tutto sembrava studiato per dare un’aria fresca e naturale, il glicine rampicante sul muro con le pietre a vista, la inferiate delicatamente battute in ferro che riprendevano il motivo geometrico a spirale del cancello d’entrata, le finestre con le imposte colorate di pastello, leziose ma non troppo. Era un sogno campagnolo e Jason ne fu colpito.

Capitolo 8: terra, capitale, lavoro

Quando Zoe chiamò, risultò occupato.

Quando Jason chiamò, risultò libero e lei rispose un po’ stupita. “Ciao” le disse, con quella voce dolce e roca, “ti stavo chiamando, ma era occupato ed ora sul display appare il tuo nome, che cosa strana.” “Ciao Zoe” le fece lui di rimando, “si vede che ti ho chiamato prima io per pochissimo, ma non mi importa chi ha chiamato chi, perché mi manchi da morire”. “Torna da me, questa volta ti porto a letto, te lo prometto”.

Capitolo 7: fattore primario

Zoe stava oramai pascolando per strade secondarie di campagna da giorni, quando un cartello attirò la sua attenzione. Alle sorgenti, diceva, 2’700 abitanti. Qualcosa dentro di lei scattò e quasi rischiò di uscire di strada, da tanto vigore impresse al volante per puntare al paesino che si scorgeva in lontananza. La mattina si stava svegliando e c’era della nebbiolina che scendeva dolce dal declivio delle colline. E appena più in là si stendeva il bosco, che scendeva degradando verso i campi coltivati e le casette sparse qua e là. Le piaceva cosa stava guardando e, infischiandosene di cosa avrebbe mai potuto fare come lavoro una come lei, lì, in aperta campagna, decise di dirigersi verso il centro del paese. Posteggiò vicino alla chiesa, da parte all’insegna di un piccolo bar. Entrò. “Buongiorno” disse lei con fare allegro.

Capitolo 5: affari pericolosi

Zoe cercò il più possibile di darsi un contegno una volta varcata la soglia del suo ufficio, e sebbene all’inizio si sentisse stralunata, disconnessa da quanto le passava accanto e quasi aliena in questo mondo, piano piano la sensazione di essere una persona in carne ed ossa tornò a farle compagnia. Concentrarsi suoi suoi compiti l’aiutava a restare calma e tirare penosamente la fine della giornata, quando Jason, forse, l’avrebbe chiamata ed avrebbero potuto chiarirsi, praticamente su tutto.

Capitolo 4: piano B

La notte per Zoe era passata, ed anche inaspettatamente bene; si svegliò felice e piena di gioia all’idea che avrebbe potuto avere un bambino, oppure, in caso contrario, avrebbe per sempre capito che il sogno che cullava da un po’ di tempo di avere Jason come compagno, era una pura e semplice una follia. Insomma, comunque sarebbe andata, avrebbe vinto. Rimaneva il piccolo particolare del padre del bambino, ma su quello si soffermò ben poco. Avrebbe potuto benissimo crescere un bambino da sola.

Capitolo 3: conflitto di interessi

Zoe aveva finalmente ritrovato un po’ di brio, la nuova sfida professionale la stimolava e si sentiva di nuovo piena di vita. E molto, molto ottimista. Al di là del penoso motivo per cui aveva deciso di cambiare lavoro si rendeva sempre più conto di quanto avesse avuto la necessità di rimettere sui giusti binari la sua vita. Riprendere il contatto con sé stessa. Saranno stato le lezioni di yoga che la compagnia dava ogni mezzogiorno nel seminterrato del palazzo ma ora lei si sentiva molto più centrata e concentrata. E fiduciosa nei suoi mezzi. Fiducia è il mio secondo nome, soleva dire ai colleghi quando tutto andava male e lei se ne usciva con qualche battuta per stemperare l’umore nero e riportare un po’ di fiducia appunto nel lavoro con il suo team.