Capitolo 12: Casa dolce casa

Quando Zoe arrivò nei paraggi di casa, si sentì subito meglio. Non era per orgoglio che prima non era tornata all’ovile, semmai per un senso di indipendenza acquisito che le rendeva un po’ sgradevole l’idea di tornare a dormire nella sua vecchia stanzetta, girovagando per la città dove tutti la conoscevano come la figlia del padrone.

I suoi genitori, e prima di loro i suoi nonni, avevano da tempo fondato e condotto fieramente in famiglia una fabbrica che produceva carni in scatola e che, sebbene rendesse molto, avendo diverse ramificazioni e siti di produzione in tutto il paese, non era mai stata molto amata da Zoe, che odiava l’odore dolciastro e grave dello stabilimento e dei suoi dintorni. Per fortuna era toccato a suo fratello portare avanti l’attività e lei, figlia seconda, ricca e libera, aveva potuto fare quello che più le piaceva. Di questo e di molto altro era grata ai suoi genitori ed alla sua bella famiglia e in questo momento di crisi sapeva che avrebbe potuto contare su più di una spalla sulla quale piangere. Molti dei suoi cugini lavoravano allo stabilimento ed anche qualche sua amica che era rimasta in città, avrebbe quindi trovato un porto sicuro, si disse con sollievo, parcheggiando davanti a casa.

“Ciao mamma, sono a casa!” Urlò lei appena entrata in casa, incurante del domestico che la guardava con aria sorpresa. “Non la aspettavamo a casa, signorina Zoe, faccio subito preparare la sua stanza” le disse l’uomo serio, che serviva la sua famiglia da quando era piccola. “Grazie Antony”, le rispose lei con un sorriso e si avviò in giardino quasi sicura di trovare li sua madre, a trafficare con le sue rose o a prendere un tè con le amiche.

Quando Cordelia vide la snella figura di sua figlia, sorrise di gioia. Era da tanto che non tornava a casa ed era felice di rivedere quel viso radioso, anche se, si disse guardando meglio, quella non era una visita di cortesia. Le occhiaie davano un tono grigio al volto di sua figlia e capiva che doveva essere successo ancora qualcosa, oltre che essere stata licenziata in tronco insieme a mille colleghi un mesetto fa. Sospirò. Si sarebbe fatta raccontare tutto più tardi, adesso voleva solo abbracciarla. “Vieni qui scricciolino!” e così dicendo Zoe si tuffò nelle sue braccia e la strinse forte, e più rimaneva appoggiata e lei e più sentiva i suoi affanni diminuire. “Pene di amore, mamma.” Le disse. “Posso rimanere un po’, fino a che non mi riprendo e decido chi sono nuovamente? Sono confusa al momento ed anche ferita. Ma… niente che un tuo buon dolce al cioccolato non possa guarire!” E così dicendo la guardò negli occhi con amore e rispetto, sapendo che era al sicuro adesso.

Dall’altra parte del paese Jason ed Elias non avevano perso tempo. Dopo che Zoe se ne era andata avevano avuto la loro prima lite, la prima vera discussione d’amore e tutto sommato ne erano usciti più forti. Jason dubitava che il loro fosse amore. Forse ossessione, forse necessità, ma aveva capito che ora doveva occuparsi di lui e lasciare spazio a Zoe. Capire chi veramente era, che cosa voleva e perché.

Perché se mai fosse tornato a bussare alla porta della sua strega, l’avrebbe fatto da uomo completo e sicuro, non l’avrebbe presa più in giro. Questo non se lo meritava, anche se questa considerazione non lo aveva frenato da prenderla in giro più e più volte, bastonandola in mille modi diversi senza che lei fosse mai stata smossa. Fino al suo ultimo guaio. Li, lo capiva, aveva superato il limite di sopportazione della ragazza. Ma d’altro canto non sarebbe potuta andare diversamente; lui aveva negato a sé stesso cose che ora non voleva più seppellire sotto montagne di donne e di extra lavoro. Non che il lavoro mancasse, a dire il vero. Con la sua iniezione di liquidità e le competenze di entrambi e del team che stavano creando, il loro business delle tisane biologiche stava decollando, anche in mercato in recessione come quello. La gente aveva voglia di gustarsi piccoli piaceri salutari, anche in questo momento, e loro si stavano inserendo con prepotenza sulla scena. Chiaramente tutte le conoscenze di Jason pregresse stavano fruttando come non mai. Presto sarebbe anche arrivato un giornalista di una testata nazionale ad intervistarli, e, Jason lo sapeva, non poteva esserci pubblicità migliore. Erano uomini belli, di successo ed ambiziosi, avrebbero avuto in men che non si dica gli occhi di tutti puntati addosso. Si sarebbero presentati come una coppia di uomini in affari, la loro relazione non era affare pubblico e Jason non voleva che lo diventasse. Elias, lui era più propenso all’esibizionismo, e non gli sarebbe dispiaciuto ammiccare al giornalista per rendere le acque più torbide, ma Jason su quel punto era stato chiaro. Aveva una famiglia e, se mai avesse deciso che il suo futuro sarebbe stato con un uomo, voleva che lo sapessero da lui, non dalla stampa. Per Elias era più facile, non aveva una vera famiglia alle spalle, era libero e conduceva con dissoluta spensieratezza la sua vita e tutte le sue sfaccettature, sesso compreso.

Per le foto avevano concordato tra loro di dare un’idea di una specie di contadini chic, vestiti di poche cose che strizzavano l’occhio al mondo rurale ma che, in verità, costavano una fortuna. Lino grezzo biologico egiziano, cotone eco sostenibile tracciato dall’Africa, tinture naturali e confezione a mano italiana. Un vero gioiello di abbigliamento. Se lo potevano permettere, con gli ingenti fondi di Jason frutto di anni di duro lavoro e di risparmio, non tanto per parsimonia, quanto per mancanza di tempo nello spenderli. Ma a Jason piaceva viziarsi ed andava bene così.

Il giornalista fece un buon lavoro e le foto furono sbalorditive. La tenuta era in fiore, la luce della mattina rendeva dolci i loro maschi lineamenti e la loro stazza occupava praticamente tutto l’obiettivo. Jason si chiese cosa avrebbe pensato vedendoli Zoe, anche perché Elias aveva insistito per indossare gli stessi pantaloni con le frange della prima volta. E Jason sapeva bene che quella era stata una stoccata modulata ad uso e consumo esclusivo di Zoe. Se ne dispiaceva, ma non poteva scegliere per lui. Forse, non voleva neanche più. Anni di relazioni dove ci si aspettava sempre che lui sapesse cosa fare, cosa dire, dove andare a cena, e il regalo giusto al momento buono, l’avevano logorato; ora felice di avere un compagno alla pari. Uno per cui non bisognava preoccuparsi, a parte quello di darsi piacere a vicenda.

Agli occhi di tutti Zoe si stava riprendendo con sorprendente velocità. Era tornata in città per restare e non ne aveva fatto mistero. Aveva chiesto il permesso di organizzare un grande brunch domenicale ai suoi genitori, invitando i loro parenti e gli amici di un tempo e quasi tutti erano accorsi a rivedere la ragazza più frizzante e bella che avessero mai visto in città. Zoe era stata un’istituzione da ragazza, con le sue bravate e gli scherzi organizzati, con la sua vena un po’ teatrale per l’abbigliamento e per i mille fidanzati che riusciva ad esibire con noncuranza ed ironia. Zoe fu molto chiara alla festa, durante il brindisi: non si stava né per sposare né era incinta, solo era stata licenziata in tronco con altre mille persone, forse l’avevano sentito in tv, disse sorridendo, per cui ora era qui per godersi del meritato riposo con le persone a cui voleva bene.

Le battute si sprecarono, come mai non era ancora sposata? E come avevano potuto licenziare una così bella impiegata? Lavorare per la famiglia avrebbe dato molte più sicurezze, dissero, senza malizia ma sghignazzando, ben sapendo quanto lei tenesse alla sua indipendenza. E poi, ad un certo punto, Laura, una delle sue migliori amiche di infanzia le disse, prendendo distrattamente una rivista da un tavolino laterale: “Bhe, fino a che al mondo esistono uomini così, io non mi preoccupo del fatto che tu sia single. Di bovini pronti ad essere presi al lazzo ce ne sono ancora, e di buona razza per giunta!” E mentre pronunciava quelle parole aveva sollevato la copertina della rivista ad uso e consumo della piccola folla, facendo smorfie divertente ed accattivanti.
Zoe si sentì felice. Ma la sua felicità durò poco, quando vide che la copertina che le sventolava sotto il naso ritraeva Jason ed Elias sorridenti e quest’ultimo, con quella faccia fintamente dolce, oltre modo impudente e doppiogiochista, indossava i pantaloni con cui aveva osato violare il suo amante. Zoe guardò la copertina, poi guardò Laura e con una luce nuova negli occhi disse: “e lo sai bene, cara Laura, che qui in famiglia dei migliori bovini ci facciamo polpette. Carne da macello, ed è esattamente cosa sono quei due. Tra l’altro quello bruno, lì, che sorride come se andasse tutto bene, è quel figlio di puttana che ci ha licenziati tutti per teleconferenza. Io, due così, prima di tutto lì castrerei e poi, amica mia, ci farei tanta buona carne in scatola e molto profitto. Ma a me non interessa più, oramai sono diventata vegetariana.” E con quelle parole dure ed ambigue congedò a suo modo la faccenda. Alla festa si riprese a ridere e scherzare e qualcuno disegnò baffi e sberleffi sulla copertina incriminata, prima di abbandonarla al suo destino sotto alcuni bicchieri vuoti di champagne.

Dopo la festa Laura si intrattenne ancora un po’ con Zoe, scusandosi per l’involontaria gaffe. Lei gli assicurò che oramai era acqua passata e che anzi, sarebbe stata felice di riprendere la vita appassionata di una volta. Laura la guardò, forse addirittura con commiserazione pensò Zoe, e le disse che oramai non c’erano più in città buoni partititi con cui folleggiare. I migliori o se ne erano andati o si erano sposati, il migliore di tutti ovviamente con lei, per cui Zoe avrebbe patito molta fame nei paraggi. A meno di non estendere la sua zona di caccia oltre i vecchi confini, ma per quello lei non poteva più aiutarla. Era così indaffarata con la sua attività di fiorista, con il marito e con i bambini che non aveva né tempo, né, tutto sommato, voglia, di folleggiare in giro come una ventenne ed ammonì Zoe che il tempo stava per scadere anche per lei. “Ti devi sistemare, amica mia. Non saremo giovani per sempre. Poi, se vorrai folleggiare, lo farai ancora, dopo, ma adesso ti devi trovare un buon partito.” Zoe la guardò con un sospiro e pensò a come avrebbe potuto essere diversa la sua vita, se allora fosse stata incinta. “Già, urge sbrigarsi. La concorrenza è accanita ed arriva da ogni parte. Solo che non posso ipotecare la mia vita con il primo buon partito che passa. Io voglio il buon partito giusto. E lo voglio adesso.” E poi alzando la voce: “Ehi buon partito giusto, là fuori, mi senti? Ti sto aspettando e vorrei tanto che mi trovassi in tempi decenti, in menopausa poi sarei inservibile per procreare, bello mio.” Speriamo abbia compreso l’urgenza della questione disse a Laura con un sorriso.

Un brivido percorse la schiena di Jason quando, seduto alla sua scrivania, guardò le sue mani e gli venne in mente dal nulla come potevano far godere Zoe. Chissà perché se lo ricordava, e proprio adesso. Ma passata la novità e fatto pace con sé stesso e i suoi istinti più oscuri, iniziava a sentire la mancanza di quella piccola strega. Non tanto tra le sue mani, in fondo Elias lo appagava appieno, eccome!, quanto per quella luce che aveva accesso in lui, in quei giorni fugaci, in cui si era baloccato con l’idea di poter diventare padre. Quella era una cosa con cui non aveva ancora fatto pace, era qualcosa a cui non aveva ancora rinunciato, nonostante al momento ciò non fosse tecnicamente possibile.

Se voleva diventare padre, anche così, c’erano diverse possibilità che poteva attuare, ma nessuna di quelle contemplava accarezzare il pancione nudo, gonfio e teso di Zoe al nono mese di gravidanza. E quella immagine lo perseguitava. L’idea che lui potesse instillare il seme in qualcuno che amava e lei potessero farlo crescere con amore e dedizione, quella idea non poteva essere rimpiazzata da nessun altro surrogato, per quanto allettante potesse essere il risultato finale: avere un figlio.

Sospirò. Non sapeva come venire a patti con la sua attrazione per Elias e la voglia di famiglia che le prometteva Zoe. Prometteva nella sua testa, ben inteso, perché se lui fosse tornato da lei, anche strisciando, lei, come minimo, gli avrebbe sputato in faccia alla richiesta di mettere su famiglia.

E forse se lo meritava anche un tale rifiuto. Non l’aveva trattata bene, o meglio, l’aveva ingannata non facendola partecipe dei suoi luoghi oscuri. Adesso capiva di avere commesso un grave errore. Forse, solo in via ipotetica, se fosse stato abbastanza uomo da confidarle ciò che bramava provare, forse lei glielo avrebbe concesso, magari anche incoraggiato, sentendosi sempre e comunque la regina del suo cuore. Ma tagliarla fuori cosi, a tradimento, non poteva portare che a morte e distruzione. Per dirla in maniera carina.

Era stato un vile ed aveva usato Zoe come alibi per le sue insicurezze e passioni represse e sapeva che questo sarebbe stato molto difficile da superare. Anche perché, adesso l’aveva capito, non poteva promettergli una vita di mono-eterogamia, ci sarebbe sempre stato un altro nella loro coppia, o meglio, ménage. Ma anche con tutto il suo potere di persuasione che sentiva di star ritrovando, come uomo, non avrebbe mai potuto fare ancora presa su Zoe. Lei lo aveva visto debole, confuso e spaventato. Era una ragazza forte, poteva benissimo accettare ed amarlo anche se gli piaceva prenderlo da un uomo, ma questo, solo se fosse stato fatto da Jason il dominatore, colui che decide, per un momento, di invertire i ruoli in un perverso gioco sensuale.

Mentre lei, quel giorno al recinto, aveva visto solo la piccola pecorella smarrita che aveva avuto bisogno di trovare la strada grazie al pastore, un pastore che tra l’altro, non era neanche lei.
Ma soprattutto non era stato in grado di costruirsela da sé, la via. Si era lasciato irretire come l’ultimo degli ebeti o il primo degli stolti. E questo era uno smacco che lui non si era ancora perdonato. E se non si perdonava prima lui, non c’erano possibilità che lo facesse lei e che poi capitolasse alle sue condizioni, a cui non intendeva rinunciare.

Jason si perse in questi pensieri e seppe che non c’era altra via che quella della piena accettazione, di sé stesso, delle sue debolezze, delle sue paure, del suo essere uomo in maniera completa. Solo così avrebbe potuto cercare di riconquistarla. Ma aveva ancora bisogno di tempo per quello. Per capire ed accettarsi, così come era. Forse un viaggio a casa dai suoi genitori sarebbe stato utile. Vuotare il sacco su cosa stava vivendo. Non nascondersi più. E poi, forse, da quelle macerie della sua vita, incominciare e ricostruirla.


Torna al sommario

2 comments

Add Yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...