Capitolo 11: Le pareti di Pareto

Era domenica, nella tenuta nessuno lavorava ed era caldo. La temperatura poi era ulteriormente salita in quel lembo di terra, per via dei giochi d’amore di Elias, il mago del sesso. Jason non era ancora arrivato a chiedergli ciò che lui voleva, ma sapeva che oramai era pronto. Avrebbe preferito che lui si fosse concesso spontaneamente, magari implorando di prenderlo, ma visto che il suo compagno era pur sempre un cavallo di razza, decise di fare uno strappo alla regola e di venirgli incontro. O meglio, dentro. Rise di sé e delle sue perverse riflessioni.

Voleva entrare e sprofondare nel corpo di Jason e non poteva più aspettare. Questo continuo giochino era troppo, anche per uno scafato come lui. Ma non voleva che tutta questa attesa finisse invano. Voleva trarre il massimo profitto dalla situazione e questo voleva dire che gli serviva naturalmente del pubblico. Voleva ridare a Jason la stessa sensazione di quando lui l’aveva preso e Zoe era rimasta allibita e forse schifata a guardarli. Ed Elias aveva goduto intensamente di tutto ciò. Del membro duro e potente dentro di lui e della faccia di lei. Rubargli l’amante a sua insaputa, risvegliare i turbamenti di un uomo per un altro suo simile. Era stata una notte potente ed una sottile coltre di eccitazione ancora lo pervadeva a pensarci. Rivoleva tutto ciò, ma nei ruoli giusti ora. Perché Elias era un tipo flessibile, ma sapeva bene quale era il suo ruolo e cosa voleva, e se aveva concesso a Jason di fare quello che aveva fatto, era solo perché in un lampo aveva capito che quello era l’unico modo per allacciarlo a sé. Poi piano piano aveva tirato il filo, sempre di più, ed ora erano entrambi stremati, al loro limite estremo e si stavano per incontrare di nuovo.

Quella mattina Elias aveva fatto visita a Zoe con solo un sigaro tra le labbra e un appello da cowboy in testa e l’aveva leccata fino a farla diventare rossa e turgida come una piccola ciliegia impudente e matura. E l’aveva lasciata così, totalmente in sua balia e molto insoddisfatta. Lui l’aveva congedata con un appuntamento. “Vieni nel recinto dietro fienile bella puledra, oggi pomeriggio, e ti mostrerò come si accoppia uno stallone. E sarà uno spettacolo indimenticabile.” Zoe l’aveva guardato stordita, un po’ per il godere troncato e un po’ perché stava sconnessamente pensando all’appuntamento appena ricevuto. Sapeva che c’era un piccolo maneggio dietro il fienile, ma non aveva mai visto animali in giro e non capiva bene a cosa Elias alludesse. D’altro canto era un uomo pieno di soprese e per farle piacere, durante quelle settimane, aveva inscenato le situazioni più disparate, per eccitare finemente i suoi sensi. Era un uomo creativo, estetico e sensibile Elias e a Zoe piaceva essere trasportata sempre in mondi nuovi e lascivi.

Ora che era giunto il momento Elias fremeva e sfrigolava come una patatina fritta nell’olio bollente.

Era nudo ed indossava solo dei chaps di pelle a frange e il suo amato cappello di paglia. Non gliene fregava un cazzo se dal tragitto tra casa sua il cottage di Jason qualcuno l’avesse visto cosi, stava andando a prendersi ciò che gli spettava di diritto e non aveva timore alcuno. Era già ovviamente duro quando bussò alla porta di Jason. Lui aprì abbastanza velocemente e lo sguardo che gli mandò fu di fuoco. Per poco Elias percepì quasi un movimento spontaneo ad inginocchiarsi ma poi Jason si riprese e lo guardò negli occhi, con desiderio. Elias gli prese la mano e lo condusse fuori di casa, lasciando che nella piccola passeggiata lui potesse bearsi della vista del suo sedere.

Camminavano in silenzio, uno dietro l’altro e quando arrivarono al fienile andarono avanti per un po’, fino al limitare del bianco recinto. La staccionata era in una posizione fresca e riparata e il vento portava loro odore di fiori e di fieno. Odore di estate, un odore che Jason non avrebbe mai più dimenticato. Li, in un angolo, c’era una borsa lasciata per terra. L’aveva preparata Elias con il necessario. 

Una volta che la coppia giunse al limitare del recinto, Elias prese a baciare Jason con ardore, spingendolo contro la staccionata come avrebbe fatto con una donna. E mentre lo baciava si strusciava a lui, lo imprimeva del suo odore e delle sue voglie. Jason si lasciava fare, si beava del suo maschio e del pene che aveva tra le mani, viscido, sgusciante, ma pieno di promesse di piacere. Elias si staccò da lui con il fiato mozzo, aveva la voce roca ed impastata e riuscì solo dopo un attimo ad intimare a Jason di spogliarsi. “Ora spogliati mia puttanella, e fallo molto, molto sensualmente. Devo quasi venire, vedendoti spogliare.” Jason sorrise a quella richiesta. Sapeva di poterlo fare felice. Anni di arti marziali lo avevano reso forte e flessibile e sapeva come muoversi con padronanza anche in quelle situazioni. Non era uno spogliarello da finocchio, era un maschio vigoroso e pieno che si toglieva i vestiti ad uno ad uno, e ad ogni strato che lasciava cadere anche la sua ritrosia e forse, dignità, venivano meno. Non sapeva se ce l’avrebbe fatta a fare quello che voleva Elias, ma di sicuro ci stava pensando. Da settimane oramai. Talmente tanto, da fargli male. Quando fu nudo, Elias lo guardò compiaciuto. “Bravo, ben fatto. Ed ora girati ad aggrappati alla staccionata. Urla pure se vuoi, tanto qui non ti sentirà nessuno ed io non mi fermerò”. Jason ebbe un momento di esitazione. Lo guardò umettandosi le labbra e nei suoi occhi vi lesse lussuria sfrenata. La stessa che aveva visto guardandosi allo specchio, quando lui amava circondarsi di più ragazze che lo frastornavano di piacere e che lui usava senza pietà. Voleva finalmente capire che cosa si provasse, essere dall’altra parte. Perché tutte urlavano e si contorcevano cosi dal piacere? Era veramente così bello? Così diverso?

Senza più pensare si giro, fletté la schiena e si aggrappò alla staccionata.

Elias era raggiante, il gigante non aveva opposto opposizione e come un cagnolino ben addestrato aveva mangiato dal palmo della sua mano. Anche sapendo che quella mano l’avrebbe fatto sanguinare, tra poco. Ma visto che si sentiva generoso e visto che oramai, era inutile negarlo, era follemente innamorato di quel uomo possente, estrasse il lubrificante dalla borsa e inizio a spalmarlo copiosamente sul suo membro e sul retto del suo amante. Iniziò con un dito, piccolo ed impudente solletico per natiche dure ed allenate, ma non a questo. Sapeva che avrebbe dovuto procedere in altro modo, abituarlo per gradi a lui, giorno dopo giorno, ma adesso non poteva più aspettare, il gioco si era spinto troppo oltre e forse, forse fargli male era parte del piacere che lo attendeva. Dopo il primo dito inserito Jason agitava le natiche al ritmo delle stoccate che gli venivano inflitte, dopo il secondo dentro di lui si sentiva già più pieno e voglioso e dopo il terzo iniziò a mugugnare. “Elias si chinò verso di lui e gli sussurrò: “amore quando diventerà feroce inizia a masturbarti, ma non finire prima che io sono venuto o per te sarà un inferno resistere, piccolo mio”. Jason fece un cenno quasi impercettibile di assenso con la testa ed Elias tolse le dita da dentro di lui solo per poi, con fare sicuro e maschio, iniziare a sodomizzare Jason. Il ragazzo sudava mentre Elias si faceva largo, piano tra le sue pareti e tremava anche come una foglia. Per il dolore, certo, ma non solo. Ora Jason non diceva più niente ed Elias lo invitò a respirare. Si fermò e gli disse, “respira amore, respira.” “Concentrati sul respiro e prenditi il cazzo in mano sbattendolo come se non ci fosse un domani. Adesso inizia la festa e brucerà da matti bambino mio”. Elias fece un profondo respiro e spinse con tutte le sue forze dentro di Jason che urlò come un disperato. Era un urlo di dolore ma anche di liberazione, era un urlo puro e duro che sapeva di resa ma anche di vittoria.

E quando Zoe, che si era incamminata verso il fienile, sentì quell’urlo primitivo, le venne la pelle d’oca e sudò freddo. In un attimo la sua eccitazione svanì ed iniziò a correre verso il luogo da dove proveniva quell’urlo straziante, correva dal suo amato per salvarlo, correva per non vederlo soccombere, correva perché era disperata e non sapeva più cosa stava facendo. In un lampo le parole di Elias le furono chiare: “Ti mostrerò come si accoppia uno stallone”. Lo stallone era lui e la giumenta il suo amato, non lei, sciocca egocentrica che non era altro.

Con il fiato corto passò attraverso il fienile e rallentò, quando le urla e i gemiti si fecero più distinti, per fermarsi del tutto quando a pochi metri di distanza vide il suo uomo interamente posseduto da un altro. Jason quasi piangeva, era straziato dal dolore e dal piacere e quando si girò lievemente per sfuggire ad una tremenda spinta di Elias, che non gli lasciò scampo mentre sibilava una frase oscena dalla sua sconcia bocca, vide Zoe. La vide stare lì, impalata, a distanza, ad osservarli. Anche Elias sembrava essersi accorto della sua presenza perché aveva smesso di tormentarlo ed ora sembrava mormorasse qualcosa fra sé: “Fai ciao, da bravo, Jason. Abbiamo un pubblico adesso.” Jason respirò forte e chiuse gli occhi. Non voleva un pubblico, non adesso, non così. Ma le spinte di Elias erano ricominciate e si stavano facendo sempre più vigorose, intense e prepotenti e lui aveva un disperato bisogno di menarsi il cazzo come mai prima. Quel piacere unito a quel tormento, era semplicemente perfetto. Oramai era una cosa sola con il suo aguzzino ed amante, e si lasciava trasportare dal piacere al ritmo dei suoi lombi, come una musica lontana, come il dolce suono delle onde che si infrangono sul bagnasciuga, dove aveva incontrato Zoe per la prima volta. Adesso non aveva tempo per pensare a lei, si disse, adesso era teso e fremente nel cogliere le sfumature di intensità dei rantoli di piacere di Elias per sottomettersi a loro, per andare fino in fondo, all’unisono. Sapeva che stava per cedere, erano entrambi sudati e viscidi ed Elias faceva oramai fatica a tenerlo a sé, se Jason non spingeva con vigore verso di lui i suoi lombi e le sue natiche, che oramai si dimenavano freneticamente in avanti ed in dietro, in su ed in giù, tormentando tanto lui quanto il suo amante, che alla fine venne sfinito con una bestemmia peccaminosa. Solo allora Jason riuscì a rilassarsi e a prendere anche lui il suo piacere, un piacere strano, intero ma mancante di qualche cosa, qualche cosa che gli era sfuggito per pochi secondi. E mentre i suoi fiotti caldi gli scaldavano la mano con l’altra stringeva con forza la staccionata, dimenandosi come una sgualdrina sul corpo del padrone. Respirava affannosamente e alla fine stremato si appoggiò con tutto il suo essere uomo alle braccia che erano pronte a sostenerlo ed avvolgerlo in un dolce abbraccio.

Finito tutto, sentì Elias ridere, una risata quasi isterica, sadica, che non era certo indirizzata a lui. E quando si voltò, ricordandosi di Zoe in lontananza, la vide in ginocchio che vomitava come una belva agonizzante. Evidentemente lo spettacolo doveva essere stato troppo per lei, sebbene non fosse nulla di nuovo, pensò Jason. Ma sapeva che averlo visto così doveva averla sconvolta, solo che non poteva fare niente per placare i suoi tormenti. Questo era anche lui e non intendeva nasconderglielo. Anzi, tutto sommato era grato al fato che lei fosse giunta sino a li in un momento tanto inopportuno.

“Chissà perché quella folle si è messa a passeggiare fino a qua, proprio ora”, mormorò Jason quasi a se stesso. In fondo, continuava a sentirsi responsabile per lei.
“Perché l’ho invitata io”, rise Elias. “A dire il vero con un piccolo tranello, ma non mi andava di perdermi parte del piacere non avendo uno spettatore. Come la prima volta, tesoro. Bhe, quasi” aggiunse beffardamente. 

Jason si stupì della sua ingenuità. Pensava a sé stesso come una persona cinica d’esperienza, ma fino a lì non ci sarebbe arrivato. In un lampo un pensiero lo raggelò: quanto si stava facendo manipolare da Elias? Quanto quell’uomo aveva pervaso il suo animo, intuendo i suoi bisogni, e sfruttandoli a suo piacimento?

Si staccò dall’abbraccio e senza voltarsi indietro, zoppicando con dolore ad ogni passo, si incamminò verso Zoe che ora cercava di rimettersi in piedi con evidente sforzo. Aveva la faccia gonfia, gli occhi rossi e tremava come una foglia e a Jason venne istintivo avvolgerla in un caldo abbraccio consolatore.

“Toglimi subito le tue mani di dosso, le tue schifose mani che puzzano di un altro uomo.” “Vattene, sgualdrina”. “Se volevi eccitarti ancora di più, potevi almeno chiedermelo di venire a vedere, non tendermi un pietoso tranello. Mi fate schifo, tutte e due, e pure io, per essere finita così in basso in maniera consenziente. Io valgo di più di tutto questo e se pensavi che ti avessi mai regalato un figlio per poi farlo crescere a voi due degenerati, ti sbagli di grosso. Tu volevi un figlio per te, vero? Non per noi. Doveva per forza essere così, visto che allora mi conoscevi appena. Bene, la buona notizia del giorno, almeno per me, è che la stolta Zoe ha finalmente capito tutto. Questa volta me ne vado veramente via da te, e ti giuro che è l’ultima cosa che ti dirò in tutta la mia deplorevole esistenza”.


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