Capitolo 10: Equilibrio di Nash

Jason sospirò. Guardò il suo amore alzarsi e con sdegno allontanarsi da lui. Ma non era preoccupato. Almeno, non del tutto. Pensava che la reazione di Zoe fosse comprensibile e non poteva biasimarla. Certo è che non poteva veramente lasciarla andare. Ma prima doveva addomesticarla. Doveva abituarla a qualcosa che non faceva parte del suo quotidiano e ci sarebbe riuscito. Sentiva finalmente una vivacità dentro di lui, qualcosa come una eccitazione da tempo sopita. Si sentiva di nuovo ragazzino, ingenuo ma anche eccitabile per tutto il bello che il mondo aveva da offrirgli. E ancora una volta era stato grazie a Zoe che lui era approdato li, a quella conoscenza di sé che aveva così a lungo rimandato. Adesso le avrebbe lasciato il suo spazio ed avrebbe occupato il tempo in modo utile.

Voleva conoscere meglio il padrone di casa.

Zoe aveva accennato al fatto che fosse di sotto, voleva trovarlo e parlargli. Conoscerlo. Magari stuzzicarlo. Meglio, prenderlo. Il membro gli doleva non soddisfatto e con tutta quella carne in giro masturbarsi sarebbe stato un vero spreco. Si rimise i vestiti della serata e si incamminò.

Trovò Elias intento a leggere quello che doveva essere un rapporto sulle vendite, a giudicare dai grafici che Jason poteva intravedere. Si sedette da parte a lui, sfiorandogli la spalla impercettibilmente.

“I tuoi affari vanno bene, Elias. Vendere tisane rende, ma con qualche accorgimento potrebbe rendere ancora di più. Ti interessa avere qualche consiglio da una vecchia volpe?”. Elias si girò verso di lui, sicuro e composto. “Tu non sei vecchio e forse non sei neanche saggio quanto pensi di essere.”

“Perché dovrei prendere consigli su come gestire i miei affari, da uno che non ha avuto scrupolo di licenziare la sua donna, potenzialmente incinta di lui?” “Non che io debba tenerle la parte, ben inteso, ma voglio dire, a me piace gestire le mie cose con una certa moralità”.
Jason non si sentì ferito da quella risposta, al contrario, si stava finalmente divertendo e scoppio a ridere. Era una risata vera, leggera e piacevole e portava armonia a quanto stava per dire: “moralità; come ieri sera? Farti scopare da uno sconosciuto che entra di soppiatto a casa tua?” “io non vorrei fare affari con te, se tu ti consideri morale, così. Almeno io sono abbastanza onesto da dirlo, che non ho scrupoli. Tu lo neghi. Per parafrasarti, forse neanche te sei così saggio come credi.”

Elias si sentì un po’ punto sul vivo da quel uomo e il suo commento, in fondo, non aveva tutti i torti e l’umiltà era qualcosa a cui aveva sempre cercato di rimanere aggrappato, per non perdere di vista la realtà e i suoi valori. Ma quando c’era in ballo il sesso le cose cambiavano. Li diventava vero istinto e seguiva il fiuto, più che il ben pensare, e quello l’aveva messo più di una volta nei guai.” Sospirò e guardò il suo amante. “Forse Jason dobbiamo ricominciare da capo, cosa ne dici?” “io credo che” e nel continuare la frase deglutì come se facesse fatica ad andare avanti, come se fosse quasi ecciatato “che potremo fare grandi cose se impariamo a fidarci l’uno dell’altro, pur rispettando le nostre differenze. Io non sono un cittadino che fa affari per soldi, io amo quello che faccio: le mie piante, le mie tisane, la natura. Sono un campagnolo, ma non sono un ingenuo. Faccio quello che faccio per passione, non per avere sempre di più. Io voglio portare salute e benessere alle persone attraverso il mio lavoro. Questo è il mio fine. Tu Jason, dimmi, hai mai lavorato per un ideale? Per qualcosa a cui credi a prescindere dal fatto che ti farà diventare ricco o povero, ma solo perché pensi sia giusto?”

“La risposta la vedo nel tuo sguardo triste. Ti sei smarrito in questi anni, forse non ti sei mai ritrovato, ma ora, ora sei a casa. Con me sei al sicuro e potrai col tempo tornare a capire chi sei e cosa vuoi. Sarai mio ospite fino a che lo vorrai, la dependance vicino al fienile è a tua disposizione, portaci le tue cose, e se vorrai dare una mano qui, sarai il benvenuto. Ma niente conti e rendiconti, se vorrai aiutare dovrai tornare alla terra, alla natura. Ho bisogno di braccia forti e volenterose.” E nel dire questo fece scivolare il suo sguardo calmo e lascivo sull’ampio torace di Jason il quale ora più che mai si sentiva smarrito, ma anche al sicuro. Chi era Elias, l’uomo che riusciva a rimettere insieme i cocci della vita di chi gli capitava intorno? Jason era determinato a scoprirlo ma prima doveva darsi una calmata, andare in giro come un’erezione vivente non aiutava e non poteva più contenersi. Si alzò dalla sedia, vistosamente eccitato, e non fece nulla per dissimulare il suo turbamento di fronte al suo compagno. “Grazie Elias, apprezzo molto la proposta ed accetto volentieri. Vado in macchina a prendere le mie cose, mi sistemo e poi sarò operativo. Forse un po’ fuori allenamento per il rastrello, ma da ieri ho riscoperto tante passioni sopite e forse il giardinaggio, dopo tutto, può fare me.” Ed ammiccando se ne andò, con quella sua andatura fluida che tanto piaceva alle donne e, ora se ne era ricordato, anche agli uomini.

Una volta arrivato alla depandance cercò in tutti i modi di distrarsi; disfò le valige, piego ordinatamente le sue cose, sbirciò fuori dalla finestra per vedere lo scorcio che dava sul cortile e sull’entrata del grande fienile, tenne d’occhio per un po’ il modesto viavai di persone che si affaccendavano e… alla fine si arrese. Sospirò.

In piedi, con una mano sulla scrivania ed un’altra sul suo membro se lo titillò prima, pensando a Zoe ed Elias insieme, e alla fine prese a menarselo furiosamente in un turbinio di immagini e di visioni che non voleva analizzare, solo vivere, solo essere, fino a che venne con uno spasmo e rantolii disperati, da solo, gettando al vento copioso seme che si disperse in vari spruzzi sulla scrivania.

Non aveva il fiato corto, solo una pesantezza alle membra che gli imposero di sedersi e di riflettere.

Se ci fosse stata qui Zoe, pensò, le avrei fatto leccare tutto il mio ben di Dio con quella splendida lingua, si disse, constando il casino che aveva fatto. Ma più di quello ora gli premeva analizzare altro, capiva che era arrivato ad un bivio della sua vita. Sentiva che stava in qualche modo per tornare indietro, ma andando in avanti. Tornava indietro a passioni ed amori passati, ma in modo diverso, più consapevole, più presente, più uomo. Ora non era più un ragazzino ingenuo ed arrabbiato, ora era un uomo e poteva con discernimento scegliere cosa era meglio per lui. Si chiese solo cosa voleva veramente. E la risposta che appena abbozzò, un po’ lo spaventò. Voleva Zoe come madre dei suoi figli e voleva Elias nel suo letto. E voleva anche il contrario. Già vedeva Elias ad insegnare a giocare a palla al suo bambino, consolandolo per un ginocchio sbucciato. E già si immaginava Zoe, bella come una Dea, attenderlo in camera da letto vogliosa e procace. Ma in tutto questo vedeva anche Zoe che gli mostrava i suoi figli appena nati e vedeva notti di sesso selvaggio con Elias. Non voleva scegliere. Voleva tutto. Aveva sempre voluto di più dalla vita e sempre l’aveva ottenuto. Si trattava solo di capire come fare a conciliare questo ingombrante tutto.

***

I giorni seguenti furono relativamente tranquilli. Zoe ignorava Jason come poteva ed Elias faceva conoscenza con il bel straniero, e tutti e tre cercavano di costruire una routine di difficile gestione.

Elias si sentiva la responsabilità del capo, in tutti i sensi, e cercava di tenere a galla quella specie di menage a trois mal riuscito. Di notte faceva visita a Zoe, per cercare di placarla almeno in un aspetto, così che potesse essere più gestibile di giorno e soprattutto così che potesse continuare a non importunare la sua vittima disegnata. La prima notte che Elias bussò alla sua porta, una novità per loro, lui prima non aveva mai bussato ma sempre e solo entrato a prendere il suo piacere, Zoe gli tirò le ciabatte addosso e Elias se ne andò ridendo. La seconda notte lei gli intimò di andare via ma lui non cedette, entrò in camera sua, accese una candela e a quella luce fioca e sensuale si spogliò davanti a lei, guardandola come se fosse la cosa più bella del mondo. E così, nudo ed avvinto dal piacere di possederla si era messo a cavalcioni su di lei e l’aveva esortata a leccarlo in modo molto disdicevole: il suo splendido pene lucente, i sui gioielli pendenti e sodi e poi più sotto, le sue carni frementi e sensibili e poi, poi si era girato mostrando il sedere più bello del mondo, aperto e voglioso della sua lingua.

Se ne era andato prima che lei lo facesse venire, con sommo disappunto della malcapitata Zoe e l’aveva lasciata così per tutta notte e la mattina seguente. Poi verso mezzogiorno, dopo aver impegnato Jason con un compito lontano da casa, l’aveva montata con foga e velocità, finendo tutto troppo velocemente ma con evidente soddisfazione della ragazza, che, nonostante tutto, lo stupiva sempre per l’intensità con cui si donava e la facilità con cui godeva.

Ed intanto lasciava che Jason bollisse a fuoco lento nel suo desiderio. Dopo essere stato da Zoe era andato a bussare alla porta di Jason, eccitato come un toro ed odorante di violetta. Jason aveva aperto assonnato e lui gli si era avvinghiato addosso dandogli un bacio che sapeva di proibito, che profumava di promesse di piacere perverse. E dopo essersi fatto masturbare da Jason se ne era andato, lasciandolo solo ed insoddisfatto.    

Adesso, pensò Elias, era giunto al momento del colpo di teatro, ma doveva gestirlo bene. Pianificare le mosse e i tempi. Fare in modo che tutti fossero dove dovevano essere. Piegati ed avvinti al suo volere. Aveva un’immagine in mente e voleva presto tramutarla in realtà.

Dal canto suo Jason si stava terribilmente crogiolando nel senso di colpa e nell’ansia. Perché aveva accettato di fare quello che aveva fatto ad Elias? Lui era sempre stato l’uomo tutto di un pezzo, anche con Gordon, e non gli era mai capitato di inginocchiarsi, per nessuno. Invece con quell’uomo lascivo e sensuale, che non chiedeva niente ma tutto offriva, si era spontaneamente sottomesso al suo volere. Senza neanche prendere qualcosa per sé. Come l’ultimo degli sciocchi.
Non avrebbe mai permesso ad una donna di trattarlo così, di lasciarlo usato ed insoddisfatto. Invece con Elias era successo tutto così naturalmente che ancora non si capacitava se fosse successo veramente o fosse stato solo un sogno. Ma il suo bisogno bruciante, che lo accompagnava ad ogni risveglio e lo teneva sveglio la notte, quello era vero, e lui non sapeva più come fare a spegnere ciò che Elias aveva tanto abilmente acceso. Guardava Zoe, la guardava con amore quando lei non lo vedeva, ma sapeva che, per quanto la amasse, lei, questa volta, non poteva spegnere l’incendio che aveva dentro.

 Forse in questo turbinio di passioni di amori repressi, quella che stava peggio era Zoe. Lei si sentiva mancare la terra sotto i piedi, non riusciva ad imporre il suo volere tramite la sua presenza e i suoi bisogni venivano presi sottogamba. Sapeva benissimo perché Elias la veniva a trovare ogni notte e capiva anche perché giocava cosi con lei, come il gatto gioca con il topo, ciononostante non riusciva a non permetterglielo e un po’ placava la sua voglia. Anche se dopo si sentiva usata e sporca, piccola sciocca sottomessa ai lombi e al volere di Elias, un uomo che neanche amava e forse non stimava neanche più. La sua stima era rimasta, per ora, ancora intatta, solo perché vedeva Jason fremere. Sapeva quindi che Elias non dispensava piaceri anche a lui, non avrebbe avuto quella faccia tesa e cupa, e questo la rincuorava. Ma se era lei la fonte dei suoi tormenti, perché lui adesso non veniva da lei? Aveva fatto tanta strada per averla, perché ora non attraversare solo un piazzale, salire nella sua camera e giurargli amore eterno? Perché evidentemente qualcosa lo tratteneva. Forse era risentito per come lo aveva trattato, forse aveva capito di non amarla. Ma allora perché lo sorprendeva a guardarla così, come un cane bastonato, ogni volta che volgeva lo sguardo verso di lui? Amava Elias? Ma se fosse stato così, perché non consumare l’amore e trovare sollievo?

Qualcosa non le tornava, ma sarebbe morta piuttosto che andare a chiedergli che cosa c’era che non andava. Maledetto orgoglio. Ma d’altro canto non lo conosceva abbastanza per fidarsi di lui e potenzialmente umiliarsi. Se fosse stata sicura, in un modo o nell’altro, del suo amore, si sarebbe gettata nel fuoco per lui ed avrebbe fatto avverare ogni suo desiderio, per quanto folle e decadente sarebbe stato. Ma così, non se la sentiva. E stava in allerta in attesa di cogliere un momento propizio per fare qualcosa, perché questa passività la stava logorando.

***

 Si dice che tra i due litiganti il terzo gode, ed era esattamente così che Elias si sentiva. Lui che non aveva chiesto niente, che conduceva una vita riparata e tranquilla, forse un po’ troppo noiosa ultimamente per i suoi gusti e per il suo testosterone, dopo che gli ultimi amanti se ne erano andati mesi fa spinti dal richiamo della città, ora si era ritrovato letteralmente in casa un triangolo esplosivo. E da fine e paziente osservatore quale era, ne stava traendo sommo vantaggio. Un equilibrio stabile, anche se portava i due litiganti a farsi la guerra e a lui spettava la vittoria senza neanche combattere. Vittoria perché infilzava le sue vittime con la sicurezza del guerriero e con la pacatezza del monaco, con un’ombra di qualcosa di sinistro negli occhi. Perché sapeva che i due che aveva per caso preso al lazzo potevano essere una fonte inesauribile di piacere e di aiuto. Erano persone intelligenti, valide, intuitive che stavano facendo fare un balzo enorme al suo piccolo mondo aziendale; e gli investimenti che aveva potuto operare, generosamente finanziati da Jason, erano il coronamento di anni di lotte per la sopravvivenza. Ed Elias, compassato ma non privo di sessualità e certamente non stupido, non capiva come fosse possibile prendersi gioco dei loro desideri sessuali repressi in modo così facile.

Forse era meschino, si disse, non doveva giocare con chi era così debole, ma d’altra parte era così piacevole venire ogni sera in modi e maniere diverse, giocando con le sue vittime a suo piacimento. La bocca di Jason era sempre calda sul suo sesso e gli piaceva da matti prenderlo per i capelli e spingerselo in gola, con il suo uccello quasi a soffocare un uomo tanto grande e forte. Che oramai pendeva dalle sue labbra, rapito da un sogno bucolico di campagna e di sesso. Elias si faceva trovare spesso dove spediva Jason a lavorare, e, in modo delicato ma inequivocabile, trovava sempre riparo dietro ad una siepe o a un albero per farsi dare piacere. E Jason acconsentiva come uno scolaretto, con i jeans dalla patta oramai perennemente rigonfia. Appena sentiva nell’aria odore di Elias a Jason veniva duro ed aveva smesso di lottare con questo. E prendeva quanto chiedeva con ardore. Il seme di Elias era dolce e fruttato ed era così bello ingoiare i suoi fiotti caldi, così diversi per gusto e consistenza da quelli delle sue passate amanti. Forse non amava gli uomini, forse le donne gli erano semplicemente venute a noia.

E poi, continuò Elias a pensare, in fondo, non era neanche male cercare di domare quella Tribade di donna che aveva sotto lo stesso tetto. Certo, non le piaceva quando lei con decisione lo cavalcava fino a farlo indolenzire e se glielo permetteva, era solo perché sapeva che ne aveva bisogno, per illuderla di avere il controllo. In verità Zoe non poteva neanche pensare alle nefandezze che passavano per la mente di Elias mentre lo costringeva a quel tipo di amplesso, ed era solo grazie a tali possenti fantasie che riusciva a rimanere duro. E dopo che lei era venuta lui si ritirava lento, con sguardo finto adorante, e distraendola se ne andava per altri lidi, ferendo Jason con il suo profumo di donna addosso e sul suo membro palpitante.


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