Capitolo 9: parità di genere

Jason non ebbe problemi a trovare la fattoria. Oddio, chiamarla fattoria era veramente riduttivo. Si trattava di un contesto di campagna bucolico, ben curato ed anche chic. Si intuiva che la conservazione di quei grandi casolari non era avvenuta per caso, ma c’era il tocco di qualcuno che se ne intendeva. Ed anche parecchio. Tutto sembrava studiato per dare un’aria fresca e naturale, il glicine rampicante sul muro con le pietre a vista, la inferiate delicatamente battute in ferro che riprendevano il motivo geometrico a spirale del cancello d’entrata, le finestre con le imposte colorate di pastello, leziose ma non troppo. Era un sogno campagnolo e Jason ne fu colpito.

A lui piaceva passeggiare, correre sulla spiaggia, sciare, ma si era sempre sentito fuori posto nella vera campagna. Invece lì una voce gli sussurrava qualcosa di casa. Gli tremavano le gambe per la bellezza del posto, per come si sentiva riposato in quel momento, non sotto pressione. Forse, dopo tanto tanto tempo: libero.

Non sapeva dove questa libertà l’avrebbe condotto, ma ora era pronto per assecondarla.

Andò verso la porta e bussò, o meglio, scosse delle campanelle in terra cotta che producevano un dolce tintinnio e non si stupì che nessuno sentisse ed arrivasse ad aprire. Si sentì quindi autorizzato ad entrare.

I suoi occhi necessitarono un po’ di tempo per abituarsi alla diversità di luce, fuori così sgargiante. Dentro, ovattata, languida, da alcova. Fece un respiro profondo ed annusò con cura cosa percepiva. Un odore screziato ma anche dolce lo invase, violetta e qualcosa d’altro insieme. Maschio, e femmina. Odore di sesso, inconfondibile. Odore di lussuria. Come un segugio pronto alla caccia si guardò in giro, non vide nessuno ed allora si mise in ascolto. Camminò verso una porta chiusa che non aveva idea di dove conducesse e quando la aprì, un piccolo corridoio con più porte gli si parò davanti.
Adesso poteva udire, attenuato da porte chiuse, rantoli e gemiti. Era Zoe, di quello ne era sicuro. Col cavolo che neanche lo conosco, scusami Jason. Lei ci aveva preso gusto e i rantolii che udiva non gli lasciavano dubbi. Una furia lo invase, come si permetteva, quella sgualdrinella, di fargli ciò? Lui che aveva buttato nel cesso tutto, per lei. Doveva trovarla. E poi, poi rimettere il campanile al centro del villaggio. C’era solo un capo qui dentro, ovunque lui si trovasse, e quello era sempre e solo lui. Gli stava balenando in mente una bella punizione per entrambi e sentiva di essere già duro sotto i calzoni.

Non bussò, non gli serviva. Socchiuse piano piano l’uscio e si mise a guardare. Ciò che vide lo lasciò stupito. Un uomo alto, forte e vigoroso di cui non vedeva il viso, ma la splendida schiena muscolosa, sudata e le natiche dure e sode, aveva in braccio Zoe e così la penetrava, sbattendosela sul suo sesso su e giù con la sola forza delle braccia. Voleva guardare lei, ma era come ipnotizzato da quelle natiche, da quella schiena, da quella forza. Voleva possederla, voleva domarla.
Dopo un po’ di ammirazione, resa manifesta la sua presenza bussando a porta aperta. Si appoggiò allo stipite della porta e con fare molle e distaccato disse: “Buongiorno. Vedo che per voi è sicuramente un buon giorno, ma mi chiedo se tale buon umore non possa essere ulteriormente rallegrato da un compagno di bevute”.  L’uomo si voltò e mentre Jason parlava lui gli si avvicinava. Aveva posato Zoe sul letto, delicatamente, e si era girato verso di lui, per farsi ammirare. Jason vide un viso calmo, tranquillo e bellissimo. Forza e controllo insieme. Ma anche uno strano scintillio negli occhi, quasi un ammiccamento sornione, del simile che riconosce il simile. “Ciao” gli disse lui, “io sono Elias”, “non è forse il modo migliore di presentarsi, ma credo che tutto sommato la tua richiesta non sia fuori luogo”. “In fondo, non è la prima volta che ci sentiamo e di sicuro almeno una volta ti ho già fatto godere, anche se a distanza”. E gli fece l’occhiolino.

Jason era rapito da quel uomo e non si accorse neanche di Zoe che dal letto si alzava per andargli in contro. Era arrabbiata. No, si corresse. Era gelosa. Il suo fine fiuto aveva captato qualcosa che Jason ancora non aveva colto appieno, ma che si stava formando in lui. “Zoe, mia cara, ti ci vuole una punizione esemplare per il tuo modo lascivo che hai di farti infilare dagli uomini. Anche se non te ne faccio una colpa, hai un gran gusto. “E così dicendo la fece tornare sul letto, incurante dei suoi sguardi di fuoco. “Tu adesso ti siedi qui e non ti alzi fino a che non te lo dico io, chiaro?” Lei mosse la testa in senso di assenso, ma le veniva da piangere. Si sarebbe aspettata ben altra accoglienza da lui. Era una specie di incubo e il sorriso sul viso di Elias, lascivo e calcolatore, la faceva rabbrividire; nuda in quel letto ancora intatto. Elias andò in contro a Jason e con passo leggero si fermò davanti a lui. Si stavano guardando negli occhi i due, si stavano conoscendo, si stavano valutando. Passò un’eternità, o almeno così sembrò a Zoe, e poi Elias alzo una mano sul viso di Jason. Voleva essere una carezza intima, dolce, ma lui la respinse in malo modo. Sembrava volesse ergersi sopra di lui e con il suo sguardo altero e fiero indicò ad Elias la patta rigonfia dei pantaloni. Elias si abbassò e iniziò lentamente a spogliare il sesso di Jason, mettendolo finalmente a nudo. Gli sbottonò anche i bottoni della camicia, per mettere in risalto gli addominali tesi e vogliosi. Poi in ginocchio cercò di prendere in bocca il membro di Jason, ma mentre si avvicinava, ancora una volta, la sua mano lo allontanò. Jason Lo tirò su e lo fece voltare così che il suo membro duro poteva entrare ed uscire dalle sue cosce, mentre si beava della sua schiena, del suo sudore, del suo odore e del suo grosso sesso turgido e viscido, anche di Zoe. Quanto era mancata questa sensazione a Jason! Quella di avere un corpo maschio addosso, saldo, teso e scattante, una mascolinità pronta ad esplodere mentre con le mani si beava di avere qualcosa di diverso da toccare, da masturbare. Le sue mani vogliose erano sul petto villoso, sugli ampi pettorali, sulle braccia forti, e poi più giù, sugli addominali triangolari, sulla fossetta creata dalle anche prima di arrivare al frutto dell’amore. Jason respirava ora, di gioia, di pienezza. Adesso era tornato a casa, con un uomo tra le sue braccia e la sua donna che, sempre più stupita, lo stava a guardare. Sussurrò qualcosa all’orecchio di Elias e Zoe non poté capire cosa i due si stava dicendo. Oramai piangeva su quel letto, nuda ed impotente, vogliosa e rabbiosa. Non capì cosa si stavano dicendo ma capì subito cosa stava per succedere. Jason accompagnava il suo membro duro con grazia tra le cosce di Elias, fino a che lo vide sparire, risucchiato dal suo compagno. Jason sudava e tremava mentre prendeva Elias e lui si contorceva dal piacere, sbuffando e rantolando da vero maschio. Le mani di Jason stringevano il bacino di Elias e poi andavano sul suo sesso, libero, in vista, e lo titillavano, lo muovevano su e giù, scuotendolo e facendolo vibrare. Elias era in estasi e mai lo aveva visto Zoe così, con lei.

Zoe non era evidentemente invitata a quella festa, ma quello che più la tormentava, in questo momento, era capire quanto quella era una punizione o quanto invece era il vero e puro desiderio di Jason. Da come si avvinghiava con disperazione e piacere al suo amante, aveva ben pochi dubbi a riguardo.
Jason si mise a gemere sempre più forte, ora era totalmente concentrato nello spingere, e respingere, e riprendere Elias con una mano, mentre con l’altra teneva il ritmo sul suo membro. I due stavano arrivando con foga e sudore alla resa e quando vennero con rantoli cattivi e liberatori Zoe chiuse gli occhi. Non li voleva vedere così.

Il ritmo e il rumore diminuirono piano e quando tutto si fece silenzio, a parte i respiri mozzi dei due uomini, Zoe aprì gli occhi.

Non era neanche più eccitata, o meglio, lo era, ma era anche stranita, confusa, arrabbiata. Jason si liberò dalla morsa di Elias con piacere e puntò al letto. Non le disse di spostarsi, si buttò semplicemente accanto a lei, esausto. La prese tra le braccia e si addormentò.

Elias ebbe la decenza di sparire nelle sue stanze al primo piano e Zoe poté finalmente stringere tra le braccia il suo amore. Già, il suo unico e vero amore. Peccato che fosse stata colta in fragrante a tradirlo. Ma era tradimento se neanche stavano assieme? E se anche lo fossero stati, lei voleva essergli sempre fedele? La risposta la fece sorridere amaramente. Certo che sì, si disse. Non avrebbe potuto esserci un altro sole all’infuori di Jason e solo la pura disperazione l’avevano costretta a rivolgersi ai pallidi raggi lucenti della luna. Rimaneva il fatto di essere in balia di due uomini, che per di più si intendevano a meraviglia. Non sapeva neanche se, effettivamente, avesse ancora un uomo per lei.
Era stanca, profondamente stanca, dolorosamente stanca e non le restò altro da fare che stringersi nell’caldo abbraccio di Jason, odoroso di un altro uomo, ed addormentarsi.

Fece sogni sconnessi, disperati, volgari e sempre si ritrovava ad urlare e a pregare di non sentire, di non vedere, chiedeva pietà, chiedeva amore, chiedeva fedeltà. Ma il sogno la risucchiava e al risputava più in là, lasciandola sempre ferita e spezzata.

Quando si svegliò il sole stava nascendo e Jason dormiva ancora con volto felice e beato. Il membro molle tra le sue gambe la diceva lunga su quanto si fosse appagato la sera prima e Zoe sentì un urgente bisogno di alzarsi e di cercare Elias. Doveva parlargli, voleva spiegazioni.

Lo trovò già sbarbato e misterioso intento a fare colazione. Era un mattiniero, un uomo di lavoro e lei aveva imparato, in quel periodo di convivenza, che non perdeva tempo in ciance. Ed anche nel sesso era così: diretto, feroce, cupo e lascivo.

Lo salutò con timore, non sapeva bene come affrontare la cosa, ma fu lui ad iniziare la conversazione, togliendola dall’imbarazzo. “Vedo che hai passato una penosa notte, mia bella Zoe. Le occhiaie non ti si addicono e neanche lo struggimento di amore. Ti preferisco quando supplichi per ben altre cose.” Lei lo fulminò con lo sguardo e lui rise, di puro piacere. La stava prendendo in giro, stemperava la situazione. Doveva essergliene grata, eppure non ci riusciva. “Scusa Elias, da quando sei bisessuale tu?” lo investì con foga. Ma lui, sempre calmo e pacato le rispose con allegria: “Non pensavo di doverti spiegazioni, zuccherino, sono pur sempre il tuo capo. Anche se credo che abbiamo un nuovo sceriffo in città e sarà interessante contendersi la sua pistola”. “Noi non ci contendiamo un bel niente, Elias, mettitelo bene in testa! Questa è stata solo una punizione per la mia insubordinazione ma non significa niente, tu non significhi niente per lui. Sono io la regina del suo cuore.” Elias rise, ancora una volta. “Come sei ingenua creaturina mia. Tu sarai anche la sua regina, ma io l’ho sentito fremere dentro di me mentre mi prendeva e quel genere di sensazione, sai, parla da sola. Il tuo uomo, è uomo per un altro uomo. Ne sono certo. Potrà negarlo, potrà reprimerlo, ma io l’ho capito subito, appena l’ho visto che sarebbe andata a finire così. “

“ Cosi come?” chiese Zoe con ingenuità, irretita nella tela del ragno.
“Quando lo vedrai, lo saprai bambolina. Per adesso giochiamo. Poi vedremo, quando le cose si faranno serie. E non ti imbronciare, se non rimani bella non troverai mai un marito da sposare che ti faccia avere tanti figli, visto che questo sembra essere il tuo unico desiderio.” E mentre sospirava, teatralmente pensò Zoe, lui continuò: “Propongo una tregua lavorativa. Quando si lavora, non si scopa, e quando si scopa, non si litiga. Va bene?” Zoe lo guardò, soppesando le parole. Pensava che Elias avesse torto marcio a dirle quelle cose su Jason, su di lei, e glielo avrebbe dimostrato al più presto. Si sarebbe ripresa Jason e l’avrebbe portato lontano da lui, dalle sue tentazioni. Ma per ora disse solo: “Ok, tregua”.


Torna al sommario

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...