Capitolo 8: terra, capitale, lavoro

Quando Zoe chiamò, risultò occupato. Quando Jason chiamò, risultò libero e lei rispose un po’ stupita. “Ciao” le disse, con quella voce dolce e roca, “ti stavo chiamando, ma era occupato ed ora sul display appare il tuo nome, che cosa strana.” “Ciao Zoe” le fece lui di rimando, “si vede che ti ho chiamato prima io per pochissimo, ma non mi importa chi ha chiamato chi, perché mi manchi da morire”. “Torna da me, questa volta ti porto a letto, te lo prometto”.

Colpita.

E affondata.

La stava desiderando come il padrone reclama la sua preda e lei sentiva tutta la forza di tale richiesta. Era già eccitata. Poi pensò che non era fisicamente possibile una cosa del genere. Ma il formicolio che provava nel suo sesso, non mentiva. Il suo corpo bramava Jason. Adesso.

“Ehm Jason, come stai?”
“Pensavo avessimo molto di cui discutere, prima di passare, eventualmente, ad altre cose, non pensi?” Faceva anche la sostenuta, che sgualdrina, si disse. Lui sospirò all’altro capo del filo. “Non ce la faccio a parlarti se prima non ti scopo”. “Scusa, ma ho un bisogno assoluto ed impellente di perdermi tra i tuoi capelli, tra i tuoi seni e tra le tue cosce”. “Poi, si, parleremo, promesso.” “Dove sei, dannata ragazza?”.

“Te lo dico se mi fai venire al telefono”.  Lo sai che io non l’ho mai fatto prima, sono inesperta, per cui dovrai sfoderare tutta la tua bravura.” E mentre diceva questo, al sicuro nella sua nuova camera da letto campagnola, con il copriletto a fiori e le pareti con la carta da parati a righe sottili, non si accorse che dalla sua porta socchiusa Elias sentiva tutto.

Jason iniziò come un galantuomo, dicendole cose dolci e romantiche, di cosa avrebbero potuto fare se fossero stati insieme e che, magari, dopo una giornata al mare a fare in bagno nudi, lui avrebbe potuto approfittare per fermarla sulla darsena isolata, e lì, col sole che volgeva al tramonto, avrebbe iniziato ad accarezzarla e baciarla, dappertutto. Zoe si sentiva tesa e pronta e si era sfilata i pantaloni tenendo il vivavoce acceso, per non perdere una parola di quello che le stava dicendo Jason. Ora era nuda dalla vita in giù e dopo aver appoggiato il telefono su una mensola, vicino alla scrivania, aveva iniziato a toccarsi con piacere. Sospirava e gemeva, così concentrata sulle parole di Jason per non perdere neanche un po’ di lascivia, che aveva scordato tutto il resto. Come la porta socchiusa.

E non si accorse del passo leggero di Elias entrava nella sua stanza e le metteva una mano alla bocca per non farla sussultare dallo spavento. La prima cosa che sentì, quando si riprese, fu la tesa stoffa dei jeans che a stento conteneva la sua erezione. Lui si strusciava contro di lei e al contempo le sussurrava all’orecchio di continuare a fare quello che stava facendo. Il giochino gli piaceva, e voleva partecipare anche lui.
La prese per le spalle e le fece mettere le mani sulla scrivania, mentre lui, con il membro di fuori, entrava ed usciva sgusciando dalle sue gambe.
Zoe era in difficoltà. Doveva gemere e seguire la storia di Jason, per sembrare coerente con cosa stava facendo prima, e al contempo voleva disperatamente assecondare il piacere che il membro caldo ed eretto di Elias le impartiva. La testa le scoppiava e il piacere pulsava, le parole di Jason le rimbombavano in testa ed ora stava allargando le gambe per fare entrare Elias dentro di lei. Lui spinse con vigore e le note accese di piacere insospettirono Jason, che aveva istintivamente colto il cambio di registro in lei. Jason si fece muto e dall’altro capo del filo tese l’orecchio. Non le pareva possibile che quella sgualdrinella riuscisse ad eccitarlo ancor di più di quanto credeva possibile. Si stava facendo prendere da un altro, chissà chi, chissà come, proprio davanti ai suoi occhi, o meglio, le sue orecchie. Ma Jason aveva una chiara visione di cosa stava accadendo al di là del filo e i gemiti, i rantoli uniti ad uno sbattere ritmico e vigoroso di forse un mobile, non lasciavano spazio per l’immaginazione. Si stava facendo sbattere in diretta. Al che Jason disse: “Ehi tu, sconosciuto che prendi piacere alla fonte dove prima mi abbeveravo, non essere muto, non serve. Tanto ho capito tutto e se dovete farmi un dispetto e farmi fremere, almeno voglio lo spettacolo completo.” E così Elias, così pacato e tranquillo poco fa, così sconcio e diretto ora, incominciò ad ansimare ad alta voce, descrivendo con dovizia come era umida, aperta e pulsante la fica di Zoe.

Zoe non resistette a lungo a quel gioco e quando lui iniziò a diventare aggressivo ringhiandole di venire, non se lo fece ripetere due volte ed aumentò il suo sfregarsi sul clitoride, fino a godimento completo. Singhiozzava dal piacere represso per troppo tempo e non seppe mai come né perché, urlò il nome di Jason più e più volte, mentre veniva.

Ora tutto era finito e le spinte provenienti da dietro si erano fermate. Anche Elias era venuto e pensò anche Jason, visto che aveva il respiro corto, dall’altro lato del filo. Il primo a parlare fu Elias. “Che bella sorpresa accogliere in casa una tale delizia per gli occhi, ci divertiremo un mondo a lavorare insieme. In quanto a te, che giaci penosamente con il membro in mano dall’altro lato del filo, voglio dire una cosa: se vuoi venire a trovarci sarai il benvenuto, c’è ancora spazio tra il sedere tondo di questa bella puledra e, volendo essere generosi, si potrebbe anche dividerla. Oppure, potrei prendere te, straniero dalla voce roca e sensuale, mentre finalmente giaci con la tua pulzella. Oppure entrambe le cose in tempi diversi.”

Zoe lo guardò stupita, ma chi era quell’uomo? E subito si affrettò a dire a Jason, “scusa ma io neanche lo conosco, è successo così, ma ti prego Jason, non me ne volere. Dobbiamo vederci, dobbiamo parlare.”

Jason dal canto suo era scosso da quanto appena accaduto. La sua bella sirena non aveva solo ammaliato lui e, sebbene eccitato da tanta sfrontatezza, un po’ gli bruciava non essere il solo. Forse averla vista gemere presa da entrambi avrebbe placato la sua ira. Una cosa era certa: doveva andare da lei. Disse solo: “mandami l’indirizzo, arrivo appena posso”. E mise giù.

Jason oramai era frenetico. Doveva liberarsi, doveva mandare tutto a monte al lavoro per andare da lei. Niente compromessi questa volta. Non poteva permettere che lei se ne andasse, senza di lui. Adesso che aveva trovato la sua metà, voleva tenersela ben stretta.

Rifletté un attimo.

Adesso che aveva trovato la sua metà e la stava condividendo con un altro, forse, la voleva ancora di più accanto a se. Ma Come fare? Vacanze da prendere non se ne parlava neanche, lui viveva per il lavoro. Rimaneva l’opzione licenziamento, ovvero mandare in vacca anni di lavoro per una donna. Lui, lui che non si era mai fatto distrare sino ad ora dai suoi progetti lavorativi da niente e nessuno, stava per farlo adesso.
Ma era solo veramente per quello?

Stava riflettendo come per anni era riuscito a tenere a bada il leone che ruggiva dentro di lui. Ma adesso non ce la faceva più. Che cosa era cambiato?

Lo stava riconoscendo troppo dolorosamente… l’entrata in scena di un altro uomo lo aveva scombussolato. Immaginare lui, lei ed un altro, aveva scosso qualcosa di profondo ed ancestrale nel suo essere, qualcosa che non poteva più aspettare. Non voleva indagare troppo su cosa fosse, ma sapeva che doveva assecondarne il richiamo.

Oramai le sue dita erano già volate sullo schermo del computer: per motivi personali urgenti rassegno da subito le mie dimissioni.


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