Capitolo 6: eccesso di offerta

Decise di non accendere la tv né di leggere il giornale, non le interessavano le notizie sulla sorte dei suoi omologhi, ora lei voleva districarsi al meglio dalla situazione senza distrazioni e rimanendo lucida. Vide una chiamata di Jason ma la ignorò, stava spedendo per posta elettronica e in copia cartacea la disdetta del suo appartamento, per domani.

Aveva meno di ventiquattro ore per imballare una vita, e per fortuna il mobilio non era il suo e non se ne doveva curare. E, ulteriore fortuna, ma neanche poi più di tanto, lei non possedeva molte cose e lasciare casa non si sarebbe rivelato così difficile. Negli anni aveva imparato a formarsi un guardaroba ben fornito, di qualità, ma non schiavo della moda ed intercambiabile. Preferiva i capi senza tempo a certe stramberie di moda, anche se a volte, se ne aveva voglia, si viziava con cose assolutamente inappropriate, come qualche gioiello vintage. Per la casa possedeva solo un bellissimo vaso di cristallo, antico ed ancora scintillante, dove amava deporvi calle fresche ogni settimana ed una cornice in argento massiccio in cui aveva incollato varie frasi che le piacevano. Zoe non amava le sue fotografie, o meglio, non sentiva il bisogno di cristallizzare momenti liquidi di vita vissuta in frammenti solidi. Le bastava godere dei bei momenti per essere appagata anche tanti anni dopo, e tutto quello c’era di importante da memorizzare, era nella sua testa. Non altrove. Sapeva a memoria i numeri di telefono di tutte le persone a cui voleva bene e non le serviva un’agenda. Ci mise comunque un po’ a svuotare l’appartamento perché ci teneva a piegare con cura le sue cose. E quando le due valigie furono piene suonò alla vicina e si fece regalare delle borse di plastica che lei non usava più.

Doveva però comprare una macchina, era escluso viaggiare in treno o in aereo con tale ingombro e poi, poi non sapeva dove andare quindi non poteva pensare di spedirsi le cose nella nuova residenza.

Si sentiva come sospesa tra due vite, non era più qui, non era più li. Anche se, a dire il vero, qualcosa del qui lo lasciava. Sapeva che i sentimenti che provava per Jason l’avrebbero zavorrata, ma non voleva certo restare in una città, ora diventata per lei inospitale, per un sentimento che non sapeva neanche se fosse ricambiato. Probabilmente Jason si era fatto grosse risate alle sue spalle, l’aveva usata e lei, come una sciocca, si era lasciata usare.
A sua discolpa si ricordò del carisma e del fascino magnetico di lui, quasi a dirsi che lei, piccola farfalla attirata mortalmente verso la luce, non aveva avuto scampo.

Alla fine scelse in internet un piccolo suv compatto, quattro ruote motrici ed abbastanza spazio nel bagagliaio e nei sedili posteriori per tutta la sua vita; si corresse, roba, chiamò un furgone taxi e si fece portare al concessionario, situato fuori città.

Quando pagò l’auto e ci sistemò tutte le sue cose Zoe si sentì smarrita.

E adesso cosa faccio? Non avrò agito troppo d’impulso? chiese a se stessa. Ma poi si ricordò delle facce tristi e a lutto dei suoi colleghi lasciati a casa e si disse che non sarebbe finita a sciacallarli, in concorrenza come animali, per un misero lavoro. Eccesso di offerta, pensò. Quindi doveva recarsi da qualche parte dove la situazione era più equilibrata. Se ciò era possibile. Non sapeva veramente decidere dove andare quindi si mise in auto, puntò lontano dalla città e si mise in viaggio. Avrebbe dormito in qualche motel o campeggio trovato sulla strada e quando fosse arrivato per lei il momento di fermarsi, sperava di riuscire a capirlo.

Il telefono squillò ancora, rimbombando nell’abitacolo collegato al vivavoce.

Era ancora Jason.

Questa volta decise di rispondere.

“Ciao Jason” disse lei con fare indifferente. “Ciao Zoe” rispose lui con dolcezza. “Volevo sapere come stavi e magari sai, magari ti senti un po’ strana, con qualche nausea, non so, ecco, diversa. Tipo incinta.” Ops pensò Zoe, che nell’affanno del momento aveva dimenticato di dirgli che non era più il caso che si preoccupasse. Dalla sua voce ora temeva quasi che ci sarebbe rimasto male ad apprendere che, neanche in maniera possibilistica, sarebbe potuto diventare padre. “Ahhhh Jason” prese tempo, “sai ehm alla fine ho deciso in maniera diversa. Ho preso la pillola del giorno dopo e quindi niente possibile bambini per te.” Si corresse “Per noi”. Dopo un breve silenzio che Zoe non sapeva come interpretare Jason le disse: “ e scusa, quando pensavi di dirmelo?”.
“Adesso” disse lei, “pensavo adesso e lo sto facendo”.

“No Zoe, intendo dire” e fece una pausa quasi per contenere la rabbia, ma era possibile? “intendo dire che mi sarebbe piaciuto saperlo prima che lo facessi. Quel possibile bambino era anche mio, avevi detto che se fosse arrivato lo avresti tenuto, lo avremmo tenuto, e poi cambi idea e mi tagli fuori così, senza una parola. Mi sento impotente, non è giusto Zoe.”
“Bhe anche io mi sono sentita impotente quando ci hai praticamente licenziato in diretta in ufficio. Grazie per avermi avvisato prima. Forse, se lo avessi saputo prima, non sarei stata sopraffatta dal panico di crescere una creatura da sola. Senza un lavoro.”
Lui non sembrava intenzionato a ribattere a tono e in maniera quasi stanca le disse “Dai Zoe, possiamo vederci faccia a faccia e chiarire questa situazione? Ci sono delle cose di cui vorrei parlarti e .. e mi piacerebbe farlo adesso. Ho bisogno di te qui con me. Per favore.” Zoe questa volta si ricordò del sorriso malandrino, del fascino magnetico di lui e fu molto contenta di avere già messo diversi chilometri di distanza tra loro. “Non posso Jason, non sono più in città.” “E dove sai allora? Vengo io da te.” “Mi spiace Jason, ma non ne ho idea”. E chiuse la telefonata senza ulteriori spiegazioni.

Dall’altro lato del filo Jason era stupito. Cosa voleva dire che non era più in città? Sapeva che era stata licenziata, lo sapeva da mesi che la sua unità sarebbe finita sulla lista nera delle chiusure, ma non capiva la fretta di lasciare la città. E se le avesse detto una bugia? E se non fosse stato vero che lei aveva rinunciato al bambino ed ora voleva scappare e tenerselo per sé?

Ne sarebbe stata capace?
Sospirò frustato. Non lo sapeva. Non la conosceva abbastanza ed una fugace attrazione non diceva nulla sulle qualità morali delle persone. La sua voce interiore gli aveva detto, da subito, che era una sincera, ma poi i fatti avevano smentivano ciò e lui non sapeva più che pesci pigliare. Cosa fare? Doveva almeno cercarla, assicurarsi che non ci fosse nessun bambino di cui prendersi cura, e poi…
Già e poi? E poi lasciarla andare? Oppure cercare di metterla nuovamente incinta?

Non capiva la sua ossessione. Amava i bambini, ma perché adesso voleva una famiglia? E con Zoe e non con qualcuno d’altro? Quella ragazza aveva toccato delle corde del suo essere uomo che neanche lui sospettava di avere ed ora erano uscite prepotentemente alla ribalta. Voleva lei, voleva una famiglia con lei, anche se non la conosceva. Anche se fosse stata una doppiogiochista. Lo doveva ammettere, era messo molto male.


Torna al sommario

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...