Capitolo 5: affari pericolosi

Zoe cercò il più possibile di darsi un contegno una volta varcata la soglia del suo ufficio, e sebbene all’inizio si sentisse stralunata, disconnessa da quanto le passava accanto e quasi aliena in questo mondo, piano piano la sensazione di essere una persona in carne ed ossa tornò a farle compagnia. Concentrarsi suoi suoi compiti l’aiutava a restare calma e tirare penosamente la fine della giornata, quando Jason, forse, l’avrebbe chiamata ed avrebbero potuto chiarirsi, praticamente su tutto.

Si conoscevano da così poco e c’era già così tanto in ballo, che la spiazzava. La consolava il fatto che probabilmente anche lui non è che se la passasse meglio, questa era una cosa ingombrante per entrambi e sapere che aveva in qualche modo un alleato in questo caos, la fece stare meglio. Per un po’. Non si doveva presto scordare dell’umore suscettibile del suo cavaliere e di come potesse passare ad essere due persone e personalità distinte in un batter di ciglia. Questa cosa la preoccupava. Non lo conosceva abbastanza, no, si corresse, non lo conosceva del tutto per sapere cosa attendersi da lui e questa incognita le pesava. Forse, più di tutte, era la mancanza di fiducia quando non era con lei a pesarle. Perché quando erano insieme e lui la guardava con quello sguardo sereno e scanzonato, lei si sentiva subito rassicurata e si sarebbe buttata nel fuoco, se lui gli avesse promesso che rinfrescava. Aveva bisogno di stargli vicino per far crescere il suo amore con fiducia e tenerezza. Ma lui era un uomo molto impegnato e si chiedeva se avesse mai avuto delle relazioni importanti prima e se queste non fossero mai state compromesse dalla frenetica attività che portava avanti.
Non lo sapeva. Non sapeva un accidente di lui e si sentiva angosciata, e stanca e nervosa e .. basta! Concentrazione, pensò Zoe, pensa una cosa alla volta e rifletti solo su ciò che stai svolgendo.

L’attività nel suo team era diventata frenetica negli ultimi tempi, e questo non le piaceva. Aveva imparato a diffidare di chi le fa sempre fretta, sempre pressione, sempre tutto per ieri. Forse la barca stava perdendo il suo timoniere? E cosa aveva voluto dire il presidente con il suo riferimento di essere sull’orlo di una situazione delicata?

In questo contesto ingarbugliato ci mancava solo un fallimento stile Enron, pensò Zoe accigliata.
In pausa pranzo si intrattenne con delle vecchie amiche di studio, in un buon ristorante, le quali non le fecero mancare di notare la sua nuova dieta. Ma lei fece finta di niente ed addusse come scusa il peso superfluo, anche se era veramente difficile crederci, visto che era snella come un fuscello. Avrebbe tanto voluto confidarsi con qualcuno sulla sua situazione corrente, ma la verità era che non sapeva bene cosa dire e poi, poi con nessuno tranne che con Jason avrebbe potuto fare chiarezza, quindi ogni eventuale discussione sarebbe solo stata una perdita di tempo.
Non le piaceva assillare gli altri con i suoi problemi, o meglio, non riteneva nessuna opinione necessaria quando si trattava di prendere decisioni così importanti per la sua vita. Aveva imparato da tempo a fidarsi e a consultarsi solo con sé stessa, senza per questo sentirsi sola. Aveva una felice e diversificata vita fuori dall’ufficio che la portava spesso a scoprire cose nuove e divertenti. Zoe era il genere di persona che amava divertirsi in spensieratezza, e così faceva. Infatti su un commento particolarmente sagace di una sua amica, su un tipo appena passato, Zoe rise di gusto. Le sue amiche le sollevavano sempre l’umore, anche senza volerlo.

Quando tornò in ufficio il tempo volò e senza neanche accorgersene era già diretta a casa, chiedendosi come Jason avrebbe fatto a chiamarla, visto che non aveva il suo numero di telefono. Ma non si preoccupava più di tanto per ciò, aveva capito che era un uomo pieno di risorse e questo era uno scoglio da niente. Ma avrebbe dovuto ricordarsi, quando si fossero chiariti, di chiedergli come era stato in grado di scovarlo, visto che lei era una tipa piuttosto riservata.

Non voleva rimanere incollata al telefono in attesa di una sua chiamata e quindi decise di farsi un bel bagno rigeneratore. Tempo di spogliarsi ed infilarsi in acqua che la melodia che usava come suoneria privata – un notturno di Chopin – riempì l’aria. Rischiò di scivolare un paio di volte sul parquet bagnato, ma alla fine afferrò al volo lo stupido aggeggio.

“Ciao Jason” ansimò. “Ciao Zoe”, disse lui. “Ti disturbo in un brutto momento?” Niente affatto” rise lei, “sono nuda e sto per tornare nella vasca da bagno, direi che è un momento appropriato visto i soliti toni dei nostri incontri. Anzi, quasi quasi mi delude!”

Jason non perse tempo, d’altra parte fiutare le opportunità era sicuramente un suo talento, e le disse: “sai ho avuto una giornata molto pesante e ho voglia di rilassarmi, in questo momento sono seduto su una poltrona in una triste stanza di hotel ma non mi importa, solo a sentire la tua voce ce l’ho duro e mi viene voglia di farmi”. Zoe stava per affondare nella vasca inserendo il vivavoce quando si risvegliò e gli disse: “questa volta non mi freghi, bell’imbusto. Dobbiamo parlare noi.”

“Uhm si, vero” grugnì di rimando lui, “ma prima ti faccio venire”. “Ho il sospetto che appagata tu sia più malleabile, o sbaglio?” Zoe era indispettita da tale commento ed aveva già iniziato la sua invettiva contro tale frase stereotipata, quando si accorse che lui non l’ascoltava”. Sentiva solo in sottofondo una musica molto sensuale e il suo respiro affannoso. “Jason, ehm Jason?” “siiii, cara” rispose lui da un’altra realtà. “Mi piace quando mi parli così al telefono, in verità non ascolto cosa dici, ma mi piace il suono della tua voce, i tuoi pieni e i tuoi vuoti, come ti infervori per le cose e poi d’improvviso ti ammorbidisci. Mi fa pensare di averti qui tra le mie braccia mentre ti prendo. Invece sono solo io, le mie mani e la tua voce. E ti assicuro che la tua voce è il vero spettacolo. Parlami ancora, dai. Mi ecciti da morire bambina”.
Zoe non sapeva cosa fare. Non sapeva se assecondare quel desiderio insistente e pulsante che aveva tra le gambe o farsi una violenza inaudita e tirare diritto.
Chi voleva prendere in giro, lei non era mai stata la regina dell’integrità. In verità non prese neanche veramente in considerazione la seconda ipotesi ed allargò le gambe, pensando a qualcosa da dire. “Beh sai Jason, pensavo a come ho passato la giornata di oggi, bello mio. Mi ha letteralmente lasciato nella cacca, sono salita con l’ascensore presidenziale dopo di voi, sentendomi una ladra e pregano iddio che nessuno che mi conoscesse mi vedesse o mi chiedesse cosa ci facessi io li. Per di più, la federa del mio cappotto cammello è vergognosamente impregnata dei tuoi umori e ci sono andata in giro tutto il giorno, con quello strano odore di frutto tropicale addosso. Ma perché il tuo sperma profuma di cocco ed ananas, scusa?” Lo sentì all’altro lato del filo ridere. “Dai Zoe, concentrati, dimmi cose sporche, se mi fai ridere poi non riesco a venire!”. “Io non so dire cose sporche sai, non sono mica quel genere di persona! Cosa dovrei dirti, come sono umida e bagnata, per caso? Si certo, sono in una vasca da bagno, maledizione!”. “Ah Zoe, avevamo iniziato così bene, ma ti ci vorrà ancora qualche passo per il sesso telefonico. Non devi avere inibizioni neanche qui, come in auto. Ma capisco che non sia facile senza avermi davanti, a dire il vero neanche a me piace particolarmente questo surrogato, ma stavo facendo di necessità virtù. Vabbè, vorrà dire che chiamerò compagnia a pagamento dopo avere messo giù con te.”
“COSA?!”.
“No scusa, cosa vuoi dire? Chiamerai una povera ragazza, sfruttata da un pappone, per venire a farti un pompino a pagamento e di cui soldi, tra l’altro, lei vedrà ben poco? Ma veramente ti presti a questo?” Lui rise. “Come sei ingenua Zoe.” “No, il mio piano è diverso. Per lo meno nell’organizzazione. Sull’obiettivo hai centrato il punto però, un bel pompino seduto sul divano è quello che mi ci vuole.”

Ora Zoe era risentita e gelosa e stava uscendo dalla vasca da bagno spargendo acqua in giro ovunque. “Senti Jason, sei libero di fare quello che vuoi ma una cosa sappila: io non prenderò la pillola del giorno dopo. Il nostro incontro avviene in un periodo non fertile, ma non si può mai escludere niente. In ogni caso, io mio prenderò ogni responsabilità. “E molto risentita e ferita attaccò la telefonata, sperando che lui non richiamasse.

Il giorno dopo in ufficio Zoe era più tranquilla e rilassata, aveva portato il cappotto del misfatto in lavanderia e si sentiva ora sollevata. Ma il suo buonumore ne risentì quando entrò in ufficio perché c’era un’atmosfera pesante e tirava aria grama. “Beh, cosa sono questi musi lunghi?”

Le risposero in coro alcuni suoi colleghi: “Ma come, non hai sentito? Questa notte è giunta la notizia di un takeover ostile da parte della Delta società e siamo stati acquisiti! Quelli hanno la fama di smembrare società per tirarne fuori il midollo e lasciare a spasso tutto il resto! E soprattutto tutti, tanti collaboratori! Non abbiamo idea di cosa sarà il nostro destino. Si attende una comunicazione dalla nuova presidenza entro pranzo.”

A Zoe cadde per un attimo il mondo addosso. Adesso capiva l’ansia del oramai vecchio presidente ma non si capacitava che Jason non le avesse detto nulla. E la sera scorsa non aveva fatto minimamente trasparire alcuna preoccupazione, solo stanchezza, e tutto sommato le era sembrato così di buon umore.
Tra poco si sarebbe potuta trovare senza lavoro e con un bambino in arrivo; pessima prospettiva per mantenersi da sola. Molto pessima. Si scusò velocemente con tutti, tanto nessuno faceva caso a lei nel caos venutosi a creare, ed adducendo motivi di salute volò fuori dall’ufficio, chiamò la sua dottoressa e appena in tempo prese la pillola del giorno dopo, scusandosi con il suo corpo per il brusco trattamento che gli stava riservando. Mamma single sì, mamma single senza un lavoro, no.

Ma questa volta il suo corpo cooperò e ad esclusione di un malessere generale, probabilmente dato dalla situazione instabile lavorativa, Zoe si sentì bene e molto, molto sollevata. Il suo desiderio di maternità in fondo non poteva essere così egoista, non voleva essere una persona che per avere un figlio sarebbe passata su tutto e tutti.

Ma adesso doveva concentrarsi, era tornata in ufficio e non poteva portarsi appresso i suoi problemi. Accese il pc ma le sue credenziali non funzionavano. “Cosa?!” esclamò lei. Adesso capì perché erano tutti in giro a zonzo. La nuova dirigenza, in un atto di piena fiducia, li aveva preventivamente tagliati fuori da ogni attività.
Ma allora perché comprare la compagnia, si chiese, se non volevano che loro continuassero a lavorare? Era un mistero che lo schermo del suo pc non poteva certo svelare e decise quindi di fare alla vecchia maniera. Alzarsi dalla sedia ad andare a parlare con i colleghi e le colleghe. Ma nessuno sapeva nulla ed erano tutti molto spaesati e scioccati, gente che rischiava in questo cambio di proprietà molto di più di lei, sola, senza nessuno da mantenere e senza niente a trattenerla in città. In fondo, lei, neanche ci era nata lì e la grande città non la faceva impazzire. Ultimamente pensava con nostalgia al piccolo paese dove era nata, vicino all’oceano che odorava di sale e di alghe, con le barche da pesca in lontananza e il pesce sempre fresco in tavola. Zoe sospirò, erano quasi le dodici e il momento della comunicazione via Skype tramite ogni pc dell’azienda stava per arrivare.

“Buongiorno a tutti signori e signore” disse una voce calda e profonda con fare quasi teatrale.

Zoe balzò quasi dalla sedia quando riconobbe Jason in tutto il suo splendore. Si vedeva che non aveva dormito, ma non aveva perso quella piega sbarazzina del sorriso, né la malizia negli occhi. “Come avrete saputo siamo stati acquisiti e non nego che la colpa è principalmente…mia! O meglio, del nostro team di negoziatori, fiore all’occhiello di questa compagnia. Da tempo un gruppo a capitale straniero voleva comprare a questa azienda il nostro know-how e, nonostante avessi consigliato più volte al vecchio presidente di venderne una parte e di ricominciare da capo con le ceneri dei quella vecchia, lui ha sempre ostinatamente rifiutato ogni accordo di vendita parziale. E quindi, nonostante il nostro talento di negoziatori, non abbiamo potuto evitare questo ehm, piccolo screzio. La nuova dirigenza mi ha incaricato di dirvi che loro non sono interessati a mantenere sotto la loro egida le altre attività operative oltre la nostra di negoziazione e che in giornata verrete a sapere a quale compagnia siete stati venduti. Se lo siete. La nuova proprietà ha identificato anche delle operazioni che non vale più la pena tenere e che andranno a morire. Chi sarà toccato da questa opzione riceverà una visita non proprio gradita della sicurezza e sarà chiamato a lasciare subito il proprio posto di lavoro. Non molto elegante come soluzione, per chi ha lavorato una vita qui, ma il capitale non dorme mai e quindi anche le sue strutture. Dal canto mio, come Jason vostro ex collega e come uomo, auguro a tutti che questo momento all’apparenza pieno di dubbi e timori possa trasformarsi nella migliore opportunità della vostra vita. Potete ricominciare da zero, seguire i vostri sogni e i vostri desideri. Dopo tutto, non è cosa da poco. Ora lascio la parola alla responsabile delle risorse umane che spiegherà in dettaglio i fatti riguardanti stipendi, bonus e contributi vari. Buona sorte a tutti, amici e colleghi.”

Zoe stava per svenire sulla sedia. Aveva trovato un nuovo lavoro, aveva trovato un uomo che le piaceva, ed ora, neanche il tempo di abituarcisi, perdeva tutto. Perché sapeva benissimo che il suo team era uno dei rami secchi che avrebbero presto segato. Era furiosa. Perché Jason non le aveva detto niente? Ieri si sarebbe potuta licenziare ed oggi sarebbe stata già in una nuova azienda, non sulla strada a sgomitare con centinaia di ex colleghi per pochi posti a disposizione. In queste cose il tempismo era tutto, e lei, era maledettamente lenta. Quando qualcuno le toccò la spalla non si meravigliò di trovare al suo fianco un agente di sicurezza, oramai la stanza era piena e si distinguevano gli uni, alti, con l’uniforme e sicuri nel proprio ruolo, da loro, oramai reietti con scatoloni in mano, costretti in poco tempo a scegliere cosa portare via da un luogo a cui avevano dedicato tanta energia e risorse.

Zoe non prese niente, aveva l’abitudine di non innamorarsi del suo lavoro e tutto quello che c’era sulla scrivania non le apparteneva. Aveva la sua penna preferita, ma quella ogni sera la riponeva con cura nel suo astuccio e se la infilava in borsa, era sua, non dell’azienda. Almeno sarebbe potuta uscire a testa alta senza scatolone, pensò. I volti dei suoi colleghi riflettevano smarrimento e panico e rabbia, e con alcuni si dovette anche ricorrere alla forza. La colonna di chi lasciava l’azienda era lunga ed orano erano tutti in fila per i controlli e firme finali, prima della definitiva espulsione. Avevano diritto ancora ad uno stipendio e le vacanze arretrate, non era molto in una città così cara come la loro e Zoe stava mentalmente ringraziando il fato per avere un contratto di locazione rescindibile a brevissimo termine.
Aveva intenzione di andarsene nel suo appartamento, raccogliere le sue cose, comprare un’auto e spostarsi da qualche parte molto meno costosa. Così, stava calcolando mentalmente, avrebbe avuto circa un annetto di tempo per decidere cosa fare senza troppa pressione, usando i suoi risparmi.

Se non avesse avuto fretta di prendere la pillola del giorno dopo, si sarebbe anche potuta approfittare della situazione sulle spalle di Jason. Ma fu un pensiero che scartò in fretta, non si fidava di lui e non le pareva certo un buon modo di iniziare con il padre dei suoi figli. Per fortuna, entro il tempo massimo, aveva preso la decisione giusta. In fondo, non andava poi tutto così male.

Passando sotto il metal detector il suono secco e freddo che le diede il lasciapassare le sembrò una giusta colonna sonora per l’addio a quella città che, in fondo, non aveva mai amato. Adesso se ne rendeva conto e si rendeva anche conto che le toccava rifare mentalmente i calcoli sulla sua sopravvivenza finanziaria, al ribasso. Sempre che non fallisse la banca, rise amara tra sé. Un acquisizione ostile con smembramento di una grande società come la loro avrebbe avuto per lungo tempo un effetto domino e Zoe si chiese per quanto avrebbe dovuto sopravvive con il fiato tirato. Pensò che forse doveva rivedere le sue necessità, per altro non esose, per riuscire, trovando il giusto posto in cui vivere, a campare al massimo per cinque anni erodendo tutto il suo patrimonio accumulato. Non la allettava tale idea e sperava in cuor suo di non dovere raschiare il fondo del barile in quel modo, ma le dava conforto avere così tanto tempo a disposizione. Il mondo circostante aveva tempo di affondare e risollevarsi e lei sarebbe stata pronta a risalire sulla barca con la marea propizia.


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