Ashley

Ashley e Marcus

Ashley non sapeva cosa le avesse preso per acconsentire ad una richiesta così bizzarra. Lo straniero, che era seduto con lei nella macchina, che poi straniero non era poi così tanto visto che lo stava intervistando per la sua fondazione di beneficenza, le aveva chiesto, dopo averla trascinata ad una festa in suo onore, di poter dormire da lei. Le aveva proprio chiesto dormire, o meglio, risvegliarsi a casa sua, con i suoi figli, di cui lei gli aveva parlato ingenuamente. Lui, lui che non aveva quasi più famiglia a parte un fratello, lui che non aveva di sicuro mai avuto serenità degli intimi affetti, le aveva chiesto di svegliarsi a casa sua e di fare colazione con la sua tribù. Tre maschi ed una femmina, tutti o quasi sulla soglia della pubertà.

La famiglia era sempre stata la sua priorità e le dava una gioia che né l’ente di beneficenza che presiedeva, né gli studi intrapresi in filosofia e storia, potevano competere. Era una donna felice, che si ritagliava tempo di qualità solo per lei ed ogni tanto questo includeva uscire con qualche uomo.

Adesso era mattina ed Ashley si accingeva a bussare alla camera degli ospiti dove lui dormiva. Lo doveva svegliare se voleva fare colazione con loro. I ragazzi erano già affamati al tavolo ed impazienti. Gli aveva detto che per colazione ci sarebbe stata una sorpresa. Quando avrebbero scoperto che li, al loro tavolo, si sarebbe seduto il loro divo del calcio preferito, si sarebbe scatenato l’inferno.

Ma adesso doveva portarlo al tavolo e non gli piaceva per niente entrare in camera sua. Bussò. Nessuno rispose. Bussò più forte, ancora niente. Accostò la porta piano e non vide nulla, il buio l’avvolse e lei ci entrò con curiosità.

Quella mattina, quando si era svegliata, si era sentita strana. Diversa, donna. Non che non sapesse di esserlo e da quando suo marito non c’era più era uscita con diversi uomini, ma li teneva sempre alla larga dalla famiglia. Invece con questo non c’era stato nulla e lo faceva entrare. Solo che la sua mente pensava, mentre il suo corpo la tradiva. Si era svegliata sudata, con un senso di fastidio e di languore che non gli piaceva. Si sentiva in calore, lo sapeva benissimo cosa provava. Ma non voleva. L’ultima cosa che pensava di fare era di andare a letto con una star del calcio tatuata e con i capelli lunghi. Si era fatta una doccia, sperando che il suo corpo cooperasse e si desse una calmata. Ci era riuscita. Ma adesso che stava entrando nella sua stanza, non ne era più tanto sicura.

Chiamo piano, a distanza di sicurezza: “Constantine”. Lui non si mosse. Ashey aprì leggermente le tende e una lama di luce si insinuò nella stanza. Adesso poteva vederlo, in penombra, a dormire profondamente rilassato, il suo respiro leggero, il suo corpo possente abbozzato sotto il morbido piumone.

Si avvicinò a lui. “Constantite”, sussurò. E lo toccò piano. Lo scosse appena e lui finalmente aprì gli occhi. “Sono le nove passate, ti devi svegliare se vuoi fare colazione con noi” le disse Ashley e lui la guardò per un momento con confusione, poi, sembrò capire. Annuì piano con la testa e con una mossa troppo rapida per chi stava dormendo profondamente, le prese il polso.

“Il tuo profumo oggi è diverso”, le disse.

Ashley pregò che la penombra potesse dissimulare la sua sorpresa. Era confusa, non sapeva cosa dire. “Io, io non saprei, in che senso Constantine?”

Grave errore, pensò, appena ebbe pronunciato quelle parole.
Non doveva dargli corda ed invece gli chiedeva di approfondire. Si chiedeva se una parte di lei, in fondo, non volesse essere smascherata. Intanto si stupiva ogni minuto in più dell’intelligenza animale di quell’ uomo. Sai Ash, disse lui, una vita sui campi da calcio ai massimi livelli ti insegna molto cose sulle persone. Ti fa notare dei dettagli, capire i movimenti, anticipare le mosse e sentire gli odori dei tuoi avversari.
Paura, fatica, resa.
È sempre tutto diverso, ma ci sono dettagli di fondo sempre uguali. E tu, cara la mia casta signora per bene, questa mattina profumi di voglia. Mi sembra di essere uno stallone che annusa una giumenta in calore.
Le altre volte, quelle dell’intervista, non sapevi così. Eri sempre così compassata, così sulle tue, che ho pensato, bhe, forse mi sono sbagliato. Forse non è vero che mi desidera, mi sono sognato tutto. Ed invece ora entri in questa stanza e bam, il tuo corpo mi manda questo messaggio in maniera plateale. Tanto valeva che entravi nuda con un cartello appeso; prendimi”. Rise lui e si fece più vicino.
Ora Ashley sentiva il suo respiro caldo e sotto controllo e quando parlò la voce era così roca e vellutata che la sentiva come una carezza sulla pelle.

“Ma la vera domanda è: che cosa ci facciamo con questa voglia? “

Ashely sospirò, e si portò una mano alla fronte.
“Non lo so, io, io pensavo di essere finalmente immune a certe cose, a certi desideri. Voglio mantenere il mio corpo puro.”

E mentre gli diceva queste parole lui, incurante del messaggio appena ricevuto, aveva iniziato con sicurezza ad accarezzarle l’incavo del polso con il pollice; un massaggio roteante, liscio e dannatamente erotico che provocava in Ashley un languore al basso ventre molto piacevole. “Uhmm” rispose lui, quasi come un gatto che fa le fusa. “Sei tanto morbida qui. Chissà altrove, Miss purezza. “ “Smettila Constantine, per favore. I ragazzi sono di là e ci aspettano.”

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