A passo di corsa verso l’amore #1

Intro: questo è il mio primo scritto Romance, per avere dettagli e per trovare il riassunto di tutti gli estratti, potete cliccare qui oppure andare sotto ispirazioni durevoli nella barra del menù e cliccare su “Il mio romanzo rosa”. Sarei veramente felice se, leggendo questo scritto, avrete voglia di farmi sapere cosa ne pensate. Fa schifo, lo amate, Jason è un bastardo (si, lo so..), Zoe è un pò una stalker (non anticipo troppo)? Fatemelo sapere dai, sarà molto più bello continuare a scrivere in questo modo!

Tutto era silenzioso al mattino presto, non era stato neanche necessario aspettare che la sveglia suonasse che Zoe si era ridestata da sola, con la voglia di andare a correre in quei paesaggi magnifici, sulla spiaggia, libera. Quella riunione di famiglia del suo troppo nuovo fidanzato la stava un po’ opprimendo, sebbene fossero tutti molto cordiali con lei. Adesso aveva bisogno di un momento per sé stessa, pensò, mentre si stava allacciando le scarpe da corsa e, con passo felpato, usciva di casa per immettersi nella stradina che portava al mare. L’alba stava sfumando il cielo con i suoi colori e l’aria frizzante le dava la carica per continuare a correre nonostante la fatica. E sorridendo si accorse di non essere l’unica ad avere avuto quest’idea, anche un tale stava correndo non troppo lontano da lei. Si fermò un attimo a guardarlo e vide che l’uomo si stava avvicinando: «Buon mattino signora» esclamò lui continuando a correre. Anche Zoe riprese il suo ritmo e per un po’ continuarono così, a correre affiancati l’uno all’altra, senza parlare, solo ascoltando il ritmo delle loro scarpe da jogging sulla sabbia. Alla fine Zoe esclamò: «Bhe se dobbiamo correre ancora per qualche chilometro affiancati tanto vale che mi presenti, mi chiamo Zoe. E sono fuori forma per cui non potrò parlare ancora per molto!»

Lui sorrise, si voltò e disse: «Io mi chiamo Jason. Piacere di conoscerla. Lei dove è diretta in questa splendida mattinata?»

Lo sconosciuto, ora aveva anche un nome, aveva parlato con voce calda e simpatica senza tradire lo sforzo fisico procurato dal continuo affondare nella sabbia. Zoe ne fu gelosa, lei sudava ed ansimava e non si sentiva per nulla a suo agio a conversare così, ma per educazione si impose di rispondere cercando anche di controllare il respiro, impresa impossibile. «Vorrei arrivare fino al grande pontile di legno. Non manca ancora tanto», disse lei quasi rantolando. Il fiato troppo corto denotava la sua misera condizione fisica. Ma c’era qualcosa in più che non andava, la fatica della corsa le stava procurando uno strano gusto in bocca, e mentre cercava di capire il perché dell’acre sapore e si concentrava per mantenere a fuoco il pontile, le parve che il terreno ad ogni passo si incollasse sempre di più alle scarpe, facendola avanzare come nelle sabbie mobili. Muovette le braccia per aiutarsi nello sforzo e per non perdere l’equilibrio, ma le sue ginocchia iniziarono a cedere e fece appena in tempo a percepire di stare per accasciarsi a terra quando tutto divenne inesorabilmente confuso e nero. Si risvegliò poco dopo, contro un petto sudato e forte, tra braccia muscolose che la sorreggevano. Il suo salvatore le chiese dolcemente:

«Non ti sarai mica messa a correre senza fare colazione, vero principiante?» Zoe era ancora confusa per quanto successo e non riusciva a capire cosa centrasse la colazione, la sabbia e quell’uomo affascinante. Fece per alzarsi ma lui la tenne stretta, – sei svenuta Zoe- le disse, -ma hai fatto colazione?- le richiese, questa volta più insistentemente. OK, la colazione, no maledizione, se ne era dimenticata nella fretta di uscire! Dovette fare una faccia colpevole perché lui la guardò con severità, sgridandola con gli occhi. Magnetici occhi grigi, con lunghe e folte ciglia nere, osservò Zoe sentendosi rapita da quello sguardo, dal volto maschile, dal suo profumo di bagnoschiuma e sudore insieme, da quella presa salda che la faceva sentire pericolosamente cosciente di ogni centimetro di pelle a contatto con la sua. «Scusa se sono svenuta e ehm, grazie per avermi soccorso» e mentre pronunciava quelle parole non poté distogliere lo sguardo da quello sconosciuto bellissimo.

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