Il gioco delle coppie.. ops.. delle bocce

Pomeriggi oziosi d’estate, decidiamo di giocare a bocce per ammazzare il tempo. Quattro persone, due squadre: io e mio marito contro un altra coppia di amici.  E la morale di questo pomeriggio non è stata una lezione sul gioco delle bocce in sé, ma cosa mi ha fatto imparare su me stessa e sulla nostra coppia e di come operiamo con dei meccanismi inconsci che neanche ci rendiamo conto di usare.

bocce

Faccio una breve introduzione. Io e la mia amica non avevamo mai giocato a bocce in giardino mentre gli uomini erano due giorni che tiravano boccini a destra e a manca, quando ci siamo unite a loro è chiaro che loro avessero più esperienza a riguardo del campo, delle buche e delle traiettorie. E noi ci siamo quindi approciate al gioco con un atteggiamento da “subalterne”, con loro che davano consigli e facevano da maestri. Bene. O non sempre. Ad esempio nella prima partita mi sono dovuta imporre con mio marito perché voleva tirare sempre lui il boccino e mi ricordo di avergli detto: siamo una squadra per cui non sono d’accordo che tiri sempre tu, senza neanche consultarmi! Insomma, questa l’avevo combattuta e l’avevo vinta, ma per il resto rimaneva il fatto che io, con la fortuna del principiante, stessi piazzando proprio dei bei colpi e mio marito veniva trascinato da me punto dopo punto. Nonostante questo – e di ciò me ne sono accorta solo dopo, per così dire… a bocce ferme – lui continuava a dirmi che strategia secondo lui seguire e ogni volta a volere tirare il boccino. Per il boccino ho lasciato perdere dopo un pò, non mi andava di litigare sul serio per una pallina. E così lui è diventato del tutto  il leader.

Ma quanto sopra non è il punto centrale, lo so che mio marito a volte tende ad allargarsi ed io difendo la mia autonomia e ristabilisco la “parità”. La cosa che mi ha stupito veramente è che mio marito non mi abbia mai chiesto una volta cosa pensavo mentre tiravo, che strategia avevo usato e che traiettoria avevo seguito. Vero, io non avevo condiviso di mia spontanea volontà tali informazioni, ma lui da leader non le aveva neanche mai chieste, con il risultato che la nostra coppia perdeva metà delle informazioni rilevanti a riguardo del gioco. Ma di ciò me ne sono accorta solo dopo la fine del gioco e ci sono anche rimasta male, ho sempre pensato di essere una coppia paritaria, ma in verità esistono dei meccanismi che io do per scontato, che fanno si che lui diventi il capo e il depositario del sapere, anche quando io alla prova dei fatti sono più brava!

Ma è così che gli uomini mi fregano sempre? Ora, mio marito mica voleva fregarmi e a conti fatti magari non avremmo perso se io gli avessi potuto dare qualche suggerimento a mia volta, ma in qualche modo ritenevo che anche se io piazzavo tiri migliori, lui fosse più bravo di me e non avesse bisogno dei miei consigli. Ma questa ipotesi era, ed è, totalmente ingiustificata dai fatti – visto che ho giocato meglio io- ma lui in quanto uomo doveva essere più bravo.

In questa scena ci sono tante cose su cui riflettere, per adesso mi limiterò a dirmi che devo credere di più in me stessa, ma non è facile.

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