Ci sono rose e rose – paragoni impietosi

Ho due rose rampicanti di specie diversa in giardino, entrambe piantate ognuna alle rispettive estremità di una arco. In due anni quella di destra ha colonizzato in modo rigoglioso quasi per intero l’arco, mentre quella di sinistra è cresciuta, è raddoppiata e si è irrobustita, ma rimane così fragile, sensibile e lenta in confronto a quella dalla parte opposta.

È chiaro che ho sbagliato io, dovevo informarmi di più e, sebbene entrambe siano specie rampicanti, magari tenere la più fragile in un vaso e farla prosperare su una struttura di bambù amovibile così da metterla al riparo durante l’inverno. Con l’altra invece ho centrato obbiettivo, posto giusto, ombra o sole, caldo o freddo: niente la scalfisce e cresce con cocciutaggine ed un egocentrismo quasi snervante.

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Però ogni volta che le vedo, così vicine, così simili ma diverse, non posso non intristirmi. La rosa delicata e fragile sono io. E mi viene una rabbia. Non potevo essere io quella robusta, rigogliosa, quasi infestante, di specie? Perché a me è toccato essere profumata e bellissima ma così effimera? così lenta, circospetta e timorosa?

Poi sospiro.

Non posso essere quello che non sono. Ma posso capire che mettermi da parte ad una rosa forte, forse non è il migliore dei modi per apparire al mio massimo.

Neanche una campana di vetro andrebbe bene, in fin dei conti sono pur sempre una rosa rampicante che è esposta al gelo d’inverno e al caldo d’estate, ci sono specie di rose ancora più delicate di me, ma è chiaro che se io mi comparo alle graminie, mi sentirò sempre inadeguata. Sta a me capire che la mia forza sta nell’essere quello che sono, nell’accettarmi come sono e nel conoscere e riconoscere i miei limiti. Forse d’inverno un pò di riparo mi farebbe bene, arriverei pronta per l’estate più preparata. E forse troppi sbalzi di temperatura e di umidità non mi fanno bene, ho bisogno di un clima costante, anche in cambiamento ma non repentino, qualcosa a cui io mi possa abituare.

Non sarò mai come la rosa forte, sarò sempre la rosa fragile: è la mia natura ed anche se non lo accetto, non mi cambio. E posso fingere o ignorare cosa sono, ma non per molto. Prima o poi la realtà mi ricorda a modo suo quale delle due rose sono.

Sono solo così triste e poi arrabbiata, e poi ancora triste. Io volevo essere l’altra. Veramente. Ma non lo sono e non lo potrò mai essere.

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