Capitolo 13: Nuova consapevolezza

Jason si alzò dalla scrivania in cui era stato seduto troppo a lungo, con tanti pensieri, e cercò il solo modo che conosceva per scacciare le ombre dai suoi occhi. Il suo amante. Uscì nella tenuta e vagò per un pezzo per il giardino quando, accovacciato tra mille cespugli di lavanda in fiore, vide il suo dio di schiena; ampia, forte, pronta a farlo soffrire ed eccitare. Elias era un maestro di sensualità e per certe cose non lasciava nulla al caso.

Capitolo 12: Casa dolce casa

Quando Zoe arrivò nei paraggi di casa, si sentì subito meglio. Non era per orgoglio che prima non era tornata all’ovile, semmai per un senso di indipendenza acquisito che le rendeva un po’ sgradevole l’idea di tornare a dormire nella sua vecchia stanzetta, girovagando per la città dove tutti la conoscevano come la figlia del padrone.

Capitolo 11: Le pareti di Pareto

Era domenica, nella tenuta nessuno lavorava ed era caldo. La temperatura poi era ulteriormente salita in quel lembo di terra, per via dei giochi d’amore di Elias, il mago del sesso. Jason non era ancora arrivato a chiedergli ciò che lui voleva, ma sapeva che oramai era pronto. Avrebbe preferito che lui si fosse concesso spontaneamente, magari implorando di prenderlo, ma visto che il suo compagno era pur sempre un cavallo di razza, decise di fare uno strappo alla regola e di venirgli incontro. O meglio, dentro. Rise di sé e delle sue perverse riflessioni.

Capitolo 10: Equilibrio di Nash

Jason sospirò. Guardò il suo amore alzarsi e con sdegno allontanarsi da lui. Ma non era preoccupato. Almeno, non del tutto. Pensava che la reazione di Zoe fosse comprensibile e non poteva biasimarla. Certo è che non poteva veramente lasciarla andare. Ma prima doveva addomesticarla. Doveva abituarla a qualcosa che non faceva parte del suo quotidiano e ci sarebbe riuscito. Sentiva finalmente una vivacità dentro di lui, qualcosa come una eccitazione da tempo sopita. Si sentiva di nuovo ragazzino, ingenuo ma anche eccitabile per tutto il bello che il mondo aveva da offrirgli. E ancora una volta era stato grazie a Zoe che lui era approdato li, a quella conoscenza di sé che aveva così a lungo rimandato. Adesso le avrebbe lasciato il suo spazio ed avrebbe occupato il tempo in modo utile.

Voleva conoscere meglio il padrone di casa.

Capitolo 9: parità di genere

Jason non ebbe problemi a trovare la fattoria. Oddio, chiamarla fattoria era veramente riduttivo. Si trattava di un contesto di campagna bucolico, ben curato ed anche chic. Si intuiva che la conservazione di quei grandi casolari non era avvenuta per caso, ma c’era il tocco di qualcuno che se ne intendeva. Ed anche parecchio. Tutto sembrava studiato per dare un’aria fresca e naturale, il glicine rampicante sul muro con le pietre a vista, la inferiate delicatamente battute in ferro che riprendevano il motivo geometrico a spirale del cancello d’entrata, le finestre con le imposte colorate di pastello, leziose ma non troppo. Era un sogno campagnolo e Jason ne fu colpito.

Capitolo 8: terra, capitale, lavoro

Quando Zoe chiamò, risultò occupato. Quando Jason chiamò, risultò libero e lei rispose un po’ stupita. “Ciao” le disse, con quella voce dolce e roca, “ti stavo chiamando, ma era occupato ed ora sul display appare il tuo nome, che cosa strana.” “Ciao Zoe” le fece lui di rimando, “si vede che ti ho chiamato prima io per pochissimo, ma non mi importa chi ha chiamato chi, perché mi manchi da morire”. “Torna da me, questa volta ti porto a letto, te lo prometto”.

Capitolo 7: fattore primario

Zoe stava oramai pascolando per strade secondarie di campagna da giorni, quando un cartello attirò la sua attenzione. Alle sorgenti, diceva, 2’700 abitanti. Qualcosa dentro di lei scattò e quasi rischiò di uscire di strada, da tanto vigore impresse al volante per puntare al paesino che si scorgeva in lontananza. La mattina si stava svegliando e c’era della nebbiolina che scendeva dolce dal declivio delle colline. E appena più in là si stendeva il bosco, che scendeva degradando verso i campi coltivati e le casette sparse qua e là. Le piaceva cosa stava guardando e, infischiandosene di cosa avrebbe mai potuto fare come lavoro una come lei, lì, in aperta campagna, decise di dirigersi verso il centro del paese. Posteggiò vicino alla chiesa, da parte all’insegna di un piccolo bar. Entrò. “Buongiorno” disse lei con fare allegro.